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24 settembre 2010

Non solo storie di ordinaria amministrazione

Dall’evento nazionale alla cronaca locale: la testimonianza di una giovanissima ricercatrice besozzese che, tra scarsità di risorse ed un travolgente entusiasmo, resiste alla tentazione di mettere in fuga il suo cervello per dare un futuro questo paese.

Sono ormai due anni che lavoro in un laboratorio dell’Università statale di Milano, prima come tesista, ora come borsista e fra pochi mesi –spero- come dottoranda. Non penso di stupire nessuno dicendo che la situazione della ricerca in Italia è tragica: se volessimo fare l’identikit del ricercatore italiano sarebbe il seguente: uomo o donna senza uno stipendio fisso, consapevole di andare incontro ad un futuro da precario, costretto a lottare per veder riconosciuti i propri sforzi, concentrato a dare il massimo con mezzi minimi.

Lo sappiamo tutti: non ci sono fondi e i ripetuti tagli della manovra finanziaria hanno messo in ginocchio molti laboratori costringendo numerosi ricercatori ad abbandonare progetti promettenti e numerosi cervelli a scappare all’estero. Senza soldi non puoi comprare reattivi e reagenti già pronti per essere usati ma devi crearteli (e qui si sfiora l’arte della stregoneria); senza soldi non hai a disposizione macchinari che ti permetterebbero di dimezzare i tempi di lavoro (e qui le giornate diventano lunghe); senza soldi non puoi avere lo strumento giusto che sarebbe perfetto per quell’analisi (e qui l’ingegno si aguzza e diventi bravo a sopravvivere con poco). La situazione è resa ulteriormente difficile dalla mancanza di meritocrazia anche se le ultime dichiarazioni del ministro Gelmini fanno pensare che abbatteremo almeno questo grosso problema.

La ricerca italiana tuttavia non è solo questo. La ricerca italiana è nutrita e sostenuta da un’energia che si scatena e travolge tutto, sconforto compreso.
E allora non avere soldi e i mezzi più evoluti diventano uno stimolo, una ricarica…non ti accorgi che sono le otto di sera e sei entrato in laboratorio alle otto del mattino: è così, non chiedetemi di spiegarlo nel dettaglio perché non ne sarei capace! So solo che hai un unico obbiettivo: raggiungere un risultato che da meta diventerà nuovo punto di partenza.
Conosco colleghe con figli piccoli che dopo essere state a casa a mettere a letto i propri bimbi, tornano in laboratorio a lavorare dalle dieci di sera fino a mezzanotte…eppure nessuno le costringe…eppure nessuno assicura loro un futuro di agi o un posto di lavoro sicuro: ogni due o quattro mesi lottano per il rinnovo del contratto…ma la misteriosa energia della ricerca permette anche questo!!
Ebbene sì, noi italiani siamo i migliori, lo riconoscono tutti: perché siamo in grado di fare della nostra debolezza un vantaggio. A causa delle condizioni svantaggiose in cui lavoriamo siamo in grado di far funzionare il cervello ed è per questo che mensilmente sulle riviste scientifiche più prestigiose compaiono i nomi di gruppi di italiani che lavorano in Italia!
E allora che questa particolare notte bianca diventi un inno alla ricerca: non bisogna citare solo casi di cervelli in fuga ma sorridiamo e ricordiamo con entusiasmo tutti quei ricercatori che giornalmente lavorano per noi e per il nostro futuro!!

Diletta

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Silvia Bevilacqua





3 Comments


  1. Brian

    Diletta stapperò champagne Simart Moreau alla tua permanenza xkè se partissi ci manheresti tantissimo


  2. paolo

    segnalo la rete di coordinamento dei ricercatori italiani in protesta:
    http://www.rete29aprile.it/


  3. Francesca

    Concordo pienamente!



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