Nel mese di gennaio 2010 il Resto del Michelino partecipò ad una raccolta fondi lanciata dall’associazione culturale ColorEsperanza, in favore della popolazione haitiana colpita dal terremoto.
In pochi mesi l’associazione è riuscita a raccogliere circa 20.000 €, distribuiti tra alcune associazioni della Repubblica Dominicana. La scelta è stata dettata dalla volontà di sostenere piccole realtà locali, convinti della maggior efficacia e sostenibilità dei loro interventi, rispetto agli sperperi spesso perpetrati dalle grandi istituzioni internazionali. Il resoconto delle attività è reperibile sul sito dell’associazione: www.coloresperanza.org.
A pochi mesi di distanza il blog di Roberto Kuda Codazzi, presidente dell’associazione ColorEsperanza, riporta in più post una vicenda di particolare interesse, che sottolinea alcune problematicità legate alla cooperazione statale.
Scrive Kuda il 14 maggio 2010. “L’azienda transnazionale Monsanto sta offrendo ai contadini di Haiti un dono mortale di 475 tonnellate di sementi OGM, insieme a fertilizzanti e pesticidi associati, che saranno distribuiti gratuitamente dal progetto WINNER supportato dall’Ambasciata USA in Haiti. Arrivano spesso in un kit Monsanto, insieme ad un erbicida che si chiama Roundup, che contiene glifosato.
Presto ad Haiti ci saranno solo sementi Monsanto. Quindi addio alla indipendenza dei contadini. Monsanto sta pubblicizzando le sementi come un dono generoso. Ma i contadini Haitiani che desiderano usarli per i raccolti futuri, le dovranno pagare le royalties”.
La vicenda Monsanto ricorda una favola degli anni 40, che alcuni paesi del Sud del Mondo conoscono abbastanza bene. La favola si intitola “Rivoluzione verde”. La trama poco interessante, al contrario della sua morale: sostituire i semi indigeni con altri di origine industriale. I semi vanno comprati da multinazionali occidentali, perché più produttivi. E innaffiati con fertilizzanti chimici, per velocizzare il processo naturale di crescita. Ciò ha avuto conseguenze devastanti per l’ambiente e per le persone, soprattutto per i contadini dei paesi più poveri, per i quali la rottura di quei legami essenziali tra silvicoltura, allevamento e agricoltura stessa ha comportato un aumento della loro dipendenza forzata dai paesi occidentali e del loro livello di povertà.
Kuda manda una mail a USAID, che risponde successivamente con alcuni chiarimenti:
“Monsanto carefully coordinated its donation with the Haitian Ministry of Agriculture and offered specific non-genetically modified (GMO) seed varieties suited for Haiti’s growing conditions. After extensive discussion between the Ministry’s seed scientists and Monsanto staff, the Ministry of Agriculture accepted conventionally-bred hybrid seeds. As part of these discussions, Monsanto and the Ministry also discussed that the seeds will include common industry fungicidal seed treatments that protect them from fungal diseases that arise in the soil and hamper the plant’s ability to germinate and grow”.
Alcuni interrogativi rimangono però aperti. Si afferma altrove che i semi sono fertili ma che le piante che verranno generate dal secondo anno in poi non sono uguali a quelle originarie. I contadini che scelgono solitamente di iniziare a piantare sementi ibride sono costretti a prendere anche la decisione di acquistare ogni anno nuovi semi. Ma un contadino haitiano non sarà mai in grado di rivendere la propria produzione ad un prezzo tale che gli consenta di ricomprare semi Monsanto. Avrà quindi, magari, un buon raccolto il primo anno e poi, si assisterà ad un impoverimento delle specie coltivate e questo andrà a colpire l’autosufficienza alimentare dell’isola.
Anche i contadini haitiani sembrano essersene accorti. E’ sempre il blog di Kuda a segnalarlo: il 4 giugno 2010 scoppia la prima protesta contro i semi della Monsanto.
“Si parla di almeno 20.000 contadini scesi in marcia per dire che la donazione è avvelenata, un cavallo di Troia per entrare nell’agricoltura haitiana, per introdurre specie di vegetali non autoctone che metterebbero a forte rischio la culture tradizionali. Molti semi sono state bruciate in segno di protesta”.