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11 febbraio 2012

Appunti di viaggio: non solo kebab

IMG_0783-1024x768.jpgUna terra meravigliosa e una cultura vastissima, che spesso sottovalutiamo: quella orientale, da sempre una cenerentola nelle nostre scuole.

Seppur irritandoci di essere costantemente associati a pizza, spaghetti, mandolino e purtroppo anche mafia, non ci accorgiamo di stereotipare a nostra volta culture che non conosciamo per nulla.

La Turchia, oltre ad essere caratterizzata da luoghi veramente straordinari, serba numerose sorprese dal punto di vista culturale.

Nel Gran Bazar di Istambul, enorme mercato coperto che si snoda in numerose vie come una città a sé stante, rimango inizialmente basita dall’usanza dei mercanti di pubblicizzare le proprie merci sull’uscio del negozio, chiamando i passanti a gran voce. Ma, dopo alcuni minuti, non posso fare a meno di sorridere quando i commercianti, avendo capito al volo la nazionalità del potenziale acquirente, propinano tutte le frasi che conoscono in questa lingua e dimostrano la celebre ospitalità turca. Persino nel momento in cui, dopo un’estenuante contrattazione al ribasso, ti invitano a bere con loro turkish the o ti salutano sorridendo nonostante tu abbia rinunciato all’acquisto. Non esitano poi a donarti il cosiddetto “occhio di Allah”, portafortuna per loro ricco di grande significato presente in ogni forma, dalla calamita alla spilla, dal portachiavi al ciondolo tempestato di diamanti.

Resto davvero stupita quando, ad accogliermi nella cittadina di Usak, dove mi trovo per uno scambio culturale, trovo una ragazza tutto pepe, in jeans, trucco piuttosto evidente, capelli sciolti al vento ed un ottimo inglese. Il suo nome è Busra. Nella sua famiglia, mia host family per una settimana, ho avuto modo di abbattere i pregiudizi che involontariamente avevo. Tre sorelle, tutte studentesse universitarie, di economia, ingegneria e high science school. Nessuna di loro porta il velo, neppure la madre che, nonostante non sappia l’inglese, riesce a comunicare con me non solo attraverso gesti, ma anche enormi sorrisi e buonissimi pranzi.

Curiosa sulla condizione delle donne, avendone viste come Busra, piuttosto che velate o persino con solo gli occhi scoperti, “interrogo” la mia partner. Mi spiega che le donne completamente coperte fanno questa scelta più che altro per una motivazione politica: sono contro la repubblica e lo dimostrano privandosi della libertà. Una scelta religiosa, invece, è attuata dalle donne che hanno il capo velato: così è scritto nel Corano. Poiché Busra mi aveva precedentemente detto di essere musulmana, la reazione spontanea è stata quella di chiederle per quale motivo non indossasse il velo. “Nella vostra religione un comandamento è quello di non mentire, giusto? Eppure voi dite le bugie” mi ha risposto con molta semplicità.

L.B.



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letizia





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