Buona affluenza di pubblico alla conferenza Auser di venerdì scorso. A tener banco questa volta due relatori che si sono alternati alla parola illustrando il laboratorio artistico del grafico e incisore olandese M. C. Escher alle prese con il tema dell’infinito.
La prof.ssa Angela Fiegna ha presentato le tensioni dell’artista a partire dalla vita e da una selezione di opere che meglio mostrassero il suo lavoro.
Nato nel 1898, Escher dimostra una scarsa attitudine agli studi e, al contrario, una forte predisposizione alla manualità: la sua decisa componente artigianale lo terrà sempre tutta la vita dai cenacoli artistici. Al 1922 data la prima visita all’Alhambra di Granada dove nasce la sua passione per le simmetrie cui si somma ben presto l’amore per l’arte figurativa maturato durante il lungo soggiorno italiano (1923-1935). E’ solo nel 1938 che si sviluppa anche la componente astrattiva accanto alla scoperta “dilettantistica” della matematica in seguito alla seconda visita all’Alhambra. L’ossessione per i mosaici trova eco nella sua produzione segnata da una divisione regolare del piano e dalla tassellatura, con l’aggiunta di figure viventi, caratteristica aliena agli artisti moreschi.
E’ proprio la divisione regolare dello spazio a costituire per
Escher un modo per catturare l’infinito, imprigionato in una composizione chiusa. Non mancano l’uso di specchi, che sanno amplificare la realtà in maniera realistica ma al tempo stesso illusoria, e della circolarità interpretata come eterno ritorno che conduce all’infinito.
La ricorsività è l’ultimo tema trattato dalla prof.ssa Fiegna e paragonato agli esempi contemporanei dell’effetto Droste o mise en abyme molto utilizzati nella pubblicità ma anche nella letteratura popolare.
Ma l’infinito, idea così densa di fascino proprio perchè inafferrabile dalla mente umana, ha influenzato non solo la storia dell’arte ma anche quella della scienza. Il prof. Enrico Miglierina, secondo relatore della serata, si è addentrato nell’intricato mondo della matematica, anzi, della filosofia della matematica. Quando i matematici iniziano a occuparsi di infinito, come è stato subito chiaro, parecchie certezze iniziano a vacillare. Le operazioni aritmetiche a cui siamo abituati perdono di senso: l’operazione “infinito più uno” dà come risultato …“infinito”, ovviamente; e anche l’insiemistica che abbiamo imparato alle elementari si complica: gli insiemi presi in considerazione non hanno più un numero finito di oggetti al loro interno, ma contengono… numeri, e pertanto sono infiniti. Il prof. Miglierina, docente di Matematica presso l’Università dell’Insubria, ha alleggerito l’esposizione di questi difficili concetti arrichendola con aneddoti e curiosità legati alla storia dei più grandi matematici che si sono occupati di infinito: David Hilbert, Georg Cantor. Personaggi che a furia di scervellarsi per dimostrare l’infinità, o addirittura la “diversa” cardinalità di “diversi” infiniti, hanno letteralmente perso la testa…
Ma la sfida che il concetto di infinito pone alla mente umana ha generato non solo follia ma anche suggestioni, riflessioni e incanto. La dimostrazione delle cardinalità dell’infinito di Cantor piuttosto che le opere stupefacenti di Escher ne sono una prova. L’ottima iniziativa di Auser Besozzo e la bravura dei relatori ha ancora una volta offerto ai presenti l’occasione di conoscere nuovi, interessanti spunti di riflessione.
VB e VF