Quattro anni in baraccopoli a Nairobi, 5 anni a Padova, di nuovo a Korogocho (Kenya) per 7 anni, 10 mesi a Gerusalemme, da settembre 2008 in Sud Sudan: queste le vie di Padre Daniele Moschetti, missionario comboniano di origine in parte bognese.
“Le mie esperienze in Missione – precisa subito Padre Daniele durante l’affollato incontro di venerdì 30 aprile presso l’Oratorio di Bogno – sono accomunate dal filo rosso dell’oppressione”.
Nairobi conta 200 baraccopoli che ospitano 2,5 dei suoi 4 milioni di abitanti: nella sola Korogocho vivono 120.000 persone in un chilometro e mezzo. E’ qui che ha sede da 20 anni la missione animata fino a pochi anni fa da Padre Alex Zanotelli. I comboniani hanno scelto di abitare in una baracca per condividere in tutto le difficoltà, le lotte ma anche la spiritualità della popolazione locale. La prima lotta è quella per i servizi: manca l’acqua, che può essere recuperata solo affrontando la spesa delle taniche vendute a caro prezzo, mancano le fogne, mancano le strade. Accanto alla criminalità diffusa e alla prostituzione, c’è poi il problema dell’analfabetismo. Molti infatti sono i bambini che trascorrono le giornate in strada: nel 2003 risultava che il 50% di loro non aveva la possibilità di frequentare la scuola. Vicino a Korogocho sorge l’unica discarica di Nairobi, dove le persone raccolgono il cibo scartato respirando quotidianamente diossina, tra le principali cause di malattia e morte. “Il lavoro nella discarica è quello della disperazione e della disumanizzazione”, sottolinea Padre Daniele.
Le comunità cristiane a Korogocho sono 26, coordinate da tre leader (un giovane, una donna, un adulto), per un totale di quasi 3000 persone. I missionari comboniani gestiscono qui una scuola che accoglie 850 bambini di ogni religione.
Se in Kenya l’oppressione si manifesta nella povertà estrema cui pochi ricchi condannano milioni di persone, la Palestina per Padre Moschetti- “è scenario di una tra le guerre più assurde dei nostri tempi, quella in cui sono principalmente i civili a pagare con la vita. Ma sono convinto che proprio da questa terra, che Gesù ha scelto come luogo natale, possa scoppiare la pace”.
Infine il Sud Sudan, paese ricchissimo di risorse eppure tra i più poveri al mondo, devastato da ripetute guerre (l’ultima delle quali si è conclusa solo nel 2005), governato al momento da al-Bashir, confermato nella carica di presidente del Sudan dalle elezioni di due settimane fa. La popolazione sarà però chiamata a scegliere la propria indipendenza dal Nord in occasione del referendum che si terrà il 9/01/2011.
Nel territorio non sorgono che due industrie, per la produzione di birra e cemento, costringendo a una forte importazione dagli altri stati o dal Nord del Paese. La vera ricchezza per la popolazione è costituita allora dal possesso di vacche: “si vive una povertà materiale e dignitosa”, commenta Padre Daniele. Le ragazze stesse, nel momento in cui giovanissime (tra i 12 e i 13 anni) si sposano, sono concesse in cambio di questi animali. E’ una cultura maschilista, mentre la donna non è emancipata.
Se dal Nord i comboniani sono stati espulsi, nel Sud Sudan sorge una missione accanto a cui vi è da dieci anni un ospedale dotato di 200 posti letto e gestito dai missionari, che da quest’anno hanno attivato corsi di formazione per personale locale.
Padre Daniele, in conclusione di serata, sollecitato da un intervento del parroco di Bogno, Don Giuseppe Zocchi, ricorda l’importanza del riconoscimento del valore dell’uomo: “il nostro obiettivo è l’umanizzazione, ovvero la ricerca del bene comune, indipendentemente dalle differenze di religione o etnia. Solo così si potrà costruire un futuro, insieme.”
VB