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2 aprile 2010

La paura delle candele

Rallentare significa regredire? Da dove nasce la paura delle candele di “spadino” quando commenta l’articolo di Valeria Forlin

« …Era il mostro di origine divina,

leone la testa, il petto capra, e drago

la coda; e dalla bocca orrende vampe

vomitava di foco: e nondimeno,

col favor degli Dei, l’eroe la spense… »

Caro “spadino”, tu sei un sognatore buono. Tu dici di voler le centrali nucleari ma non è vero. Tu vuoi solo vedere nella potenza dell’atomo la certezza di un futuro sicuro per i tuoi nipoti e non riesci ad accettare che l’eredità che ci state lasciando sia degna del peggiore dei padri. Io, più che l’età di un nonno, ho quella di un nipote e ti dico in tutta franchezza che vi odiamo.  Caro “spadino”, ma che razza di mondo avete preparato per noi?  Vi siete presi il meglio di questo pianeta e ci avete lasciato una Terra scassata e imbruttita.

Per vivere il vostro sogno americano avete inventato una società capovolta, dove i beni di prima necessità vengono dimenticati e la domanda si sposta dai beni di grande utilità a quelli di grande futilità.

Ci avete insegnato a buttare nel gabinetto 15 litri di acqua potabile ogni giorno pur sapendo che questa risorsa non è infinita e che senza di essa non c’è vita. Avete sbagliato, ma non chiedete scusa e oggi gridate come pazzi che se avessimo il nucleare non saremmo qui a fare questi discorsi.

Il vostro gioco lo conosciamo. Voi, attraverso l’energia, avete imparato a velocizzare la capacità di rigenerazione di un dato prodotto. Bene, ma quell’energia come la ricavate? La succhiate da fonti non rinnovabili. Bruciamo in pochi decenni quello che il pianeta ha fabbricato in milioni di anni! Ma se oggi tutti vivessero come i nuclearizzati francesi , ci vorrebbero tre pianeti  per sostenere i nostri consumi e sei se tutti vivessero come gli  amici americani.

L’energia poi, anche se infinita, non è l’unico problema e lo sapete. Anche supponendo di averne in abbondanza, per mantenere in vita il carosello della crescita ci servirebbe più spazio, più Terra.

Ci avete insegnato a bruciare per vivere e a vivere per bruciare, ci state portando verso il punto di non ritorno e ci lascerete in una società che ha legato il suo destino ad un’organizzazione fondata sull’accumulazione illimitata.

Oggi la mia generazione vi dice basta. Dobbiamo ridurre, rallentare. In Spagna la recente soppressione della siesta è sintomatica dell’assurdità della società della crescita. E’ questo il futuro che avete progettato per noi?  Nasci, produci, consuma, crepa.

“Delimitare i contorni di quella che potrebbe essere una società della non-crescita è la premessa indispensabile di qualsiasi programma politico adeguato alle esigenze ecologiche del mondo attuale.

Il progetto della non-crescita è forse ormai un’utopia ma che non si rifugia nell’irreale: tenta piuttosto di esplorare le possibilità oggettive della sua realizzazione.”

Mattia Siragusa

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5 Comments


  1. Sofie

    Qui mi manca il bottone “mi piace” :)


  2. gilda

    vi invito a guardare questo sito

    http://www.decrescitafelice.it


  3. Tobias

    Condivido la tua rabbia per aver ereditato una terra “scassata e imbruttita”.
    Non ho paura delle candele.


  4. [...] di articoli, uno sul tema dei comuni virtuosi sotto il profilo ambientale e uno sul tema dell’energia nucleare. In effetti i commenti sono stati numerosi e vivaci: del resto in tempi recenti si inizia a [...]


  5. michele

    Leggo solo adesso questo intervento “la paura delle candele”: bello e ancora bello!
    con il mito del progresso ci stiamo distruggendo il futuro. Se rallentare è un utopia voglio che quest’utopia sia realtà.
    Zero paura delle candele molta paura di distruggere questo stupendo pianeta



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