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11 febbraio 2012

Il calcio come fenomeno sociologico o metafora della vita?

Serata nel pallone quella di venerdì scorso, 26 marzo, per gli afiçionados delle conferenze Auser.

La relatrice, Antonella Novello, ha dato spazio alle sue due anime: da un lato, docente di lettere, l’amore per la letteratura, dall’altro la grande passione per il calcio.

Il singolare connubio è stato occasione per approfondire ciò che muove milioni di persone in tutto il mondo verso uno dei giochi più popolari e al tempo stesso più semplici.

Alle interpretazioni classiche del calcio come business, come oppio dei popoli o come fenomeno sociologico, si è accostata quella di un’azione simbolica, rituale, condotta nella festività, che sia rappresentazione di sé all’interno della comunità.

La documentazione presentata ha declinato i diversi valori della metafora del calcio così delineata: le poesie “Squadra paesana” di Saba e “Domenica sportiva” di Sereni illustrano la coralità e la partecipazione popolare a un “rito” il cui incantesimo si spezza per voce del fischio finale; la canzone “Ad un vincitore di pallone” si fa portavoce di un Leopardi eroico che riconosce nella gloria e nel gesto fisico ciò che può superare l’inconsistenza del presente. Nel Sereni di “Rinascono la valentia” il calcio si fa apertamente specchio dell’esperienza, rappresentando i tipici rovesciamenti di fronte e i momenti di stasi della vita vissuta, mentre in “Goal” di Saba l’ebbrezza della vittoria che rende tutti i tifosi “fratelli” non nasconde le lacrime del portiere sconfitto e vergognoso. La carrellata letteraria si conclude con le parole di Pasolini che riconosceva nel pallone “l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo”, dotato di un proprio sistema di segni, articolati in un linguaggio prosastico e in uno poetico.

Il calcio sa poi essere anche metafora della patria o dell’identità culturale (come ben esemplificano i Mondiali del 1986 che vedono fronteggiarsi in finale l’Argentina di Maradona e l’Inghilterra, o l’orgoglio basco dei tifosi dell’Atletico Bilbao e del Real Sociedad) e strumento/simbolo del potere, incarnato dall’Ungheria che si presenta ai Campionati Mondiali del 1954.

La conferenza ha ricercato da ultimo una spiegazione all’attaccamento primordiale che adulti e ragazzini dimostrano nei confronti del gioco. La prof.ssa Novello ha ricordato le parole della teologa Dorothy Sölle che, in risposta a chi le domandava quale fosse un esempio significativo della felicità, rispose: “Date un pallone a un bambino”.

VB



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