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7 febbraio 2012

Progresso? I limiti dello sviluppo umano

La novità. Da oggi potete inviarci via mail (ilrestodelmichelino@gmail.com) i vostri scritti chiedendo espressamente che vengano pubblicati tra le pagine del giornale. Unica raccomandazione: siate rispettosi di tutti e non dilungatevi troppo.
Inauguriamo questo nuovo spazio dedicato ai nostri lettori con un articolo di Federico Ferretti che ci invita a riflettere sulle nostre abitudini, mettendo in risalto l’insostenibilità matematica del nostro stile di vita.

PROGRESSO?
Discussione tratta da una lezione universitaria sui limiti dello sviluppo umano.

Veniamo sempre più spesso allarmati riguardo l’enorme impatto ambientale che le attività umane hanno sul nostro pianeta.
La nostra attenzione a rigurdo è però quasi esclusivamente concentrata sulla minaccia alla biosfera in termini di cambiamenti climatici e biodiversità, conseguenze solo finali di un più aggrovigliato sistema di variabili.
Poca importanza è invece dedicata alla visione del problema sotto un’altra (e a mio modo di vedere più ampia) ottica: il semplicissimo rapporto tra crescita demografica e consumo di risorse, binomio che incontestabilmente e da sempre regola la sopravvivenza di ogni specie animale.
Dietro questa meno immediata visione vi è della “semplice” matematica, valido strumento per la modellizzazione dei processi naturali.
Già Maltus nell’ 800 affermava la superiorità che ha il potere di popolazione rispetto al potere della Terra di produrre sussistenza per l’uomo (la popolazione aumenta in progressione geometrica, la sussistenza in progressione aritmetica). Non è fuori luogo considerare tale relazione come una sorta di legge di natura: il numero di individui non può crescere incontrastato ma conosce, come ogni processo naturale, punti di picco e di conseguente decrescita.
Com’è allora possibile che la popolazione mondiale sia raddoppiata negli ultimi 40 anni? Proprio dietro ciò si cela il succo della faccenda: l’uomo riesce a far crescere geometricamente la disponibilità di sussistenza (alimentare ed in termini di ricchezza potenziale) solo sfruttando enormi quantità di energia; tecnologia e agricoltura non funzionano da sè, ci vogliono ben 10 calorie di combustibile per ogni caloria di cibo che mangiamo!
Dietro a quello che negli ultimi anni è stato definito col termine “progresso” vi è questo fondamentale passaggio che per transitività condiziona l’economia, il mercato, la tecnologia.
L’economia (e conseguentemente la nostra maniera di pensare) non considera tra le sue leggi il concetto di fine delle risorse, ma è invece basata sulla sostenibilità infinita. L’economia mainstream è centrata sull’efficienza, i prezzi più bassi sono cioè raggiunti in qualsiasi congiuntura. Ma il mercato non può aumentare le risorse di un pianeta.
Ad oggi gli unici mezzi che permettono una capacità produttiva (ragionevolmente misurata con indicatori di massima come il PIL) sono il petrolio e i combustibili fossili, gli unici che vantano un alto rendimento garantendo in breve tempo grande quantità di energia spendibile.
Come mostra il grafico le scorte di risorse combustibili e la loro stessa qualità sono drasticamente in calo dall’ultimo decennio, a fronte di paesi in via di “occidentalizzazione” quali India e Cina. L’intero pianeta è stato sismicamente perlustrato in lungo e in largo, ed anche nella più ottimistica delle ipotesi, (che tiene cioè conto delle probabili nuove scoperte di giacimenti e che modellizza un uso costante del combustibile nei prossimi anni) la fine del petrolio è fissata tra il 2015 e il 2025. Campanello di allarme sulla veridicità di tali ipotesi è rappresentato dall’ EROI (energy return on investment) coefficiente che, diminuendo anno per anno, conferma che servono quantità sempre maggiori di energia per estrarre altra energia. L’EROI passa dal rapporto 100:1 del 1930 al rapporto 14:1 del 2000.

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Petrolio, carbone e gas coprono circa l’85% dell’energia globalmente utilizzata, e le forme di energia alternativa, sebbene in miglioramento, hanno un rendimento fisico netto scarso e certamente non sono compatibili con il nostro stile di vita.

Viene da ridere (per non piangere) quando ci invitano a spegnere il led del televisore o a chiudere il rubinetto mentre ci si laviamo i denti, quando nessuno ci ha mai messo nelle condizioni di immaginare la nostra esagerata dipendenza energetica su tutto.

Sul sito www.myfootprint.org è possibile calcolare quanti pianeti Terra ci vorrebbero se tutto il mondo vivesse con le nostre abitudini e visualizzare significativi grafici che ipotizzano come ad un sistema con grande fabbisogno energetico non corrisponda matematicamente una migliore qualità della vita.

Non è volontà di questo breve articolo sollevare piccoli moralismi. Piacerà invece all’autore se anche soltanto alcuni tra i gesti delle nostre giornate, gli spostamenti chilometrici, l’illuminazione perenne, le abitudini alimentari e così all’infinito, cessino di essere considerati gesti “normali”, ma abituali possibilità che questa epoca e questa parte del globo (benevolmente) ci concedono, interpretabili anche dal punto di vista dell’energia; quindi, se siete gli scienziati più accreditati della vostra cameretta, quest’energia calcolatela accuratamente e spediteci i risultati, nei salotti dei Besozzo si parla anche di questo!

Per i quattro, o forse cinque lettori giunti sino qui (grandi!) allego anche questo ansiogeno grafico sviluppato dagli scienziati del “club di Roma” che esamina le relazioni tra risorse, popolazione ed inquinanti tra il 1900 e il 2100; considerando che lo studio risale al 1972 pare che sino ad ora si siano sbagliati ben poco. Fantastico.

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About the Author

Beatrice





3 Comments


  1. anticensurasoloaparole

    siete dei grandi..cambiate nome:”Il resto della censura”


  2. Matteo Merlin

    Il grafico è incredibilmente realistico (per quanto riguarda il passato).
    Singolare anche la linea grigia che, un po’ nascosta, segna l’arresto della produzione industriale nell’intorno del 2010. (Direi quasi il picco nel 2008, ma senza un buona griglia l’analisi è un po’ distorta dai fatti noti)

    Tuttavia mi interessebbe conoscere la fonte di tale grafico e, se possibile, il riferimento alla pubblicazione da cui è tratto.

    Complimenti per l’ottimo e interessante articolo!


  3. Federico

    Il grafico è tartto dal mensile “Le scienze” del mese di settembre 2009.
    Naturalmente, data l’impossibilità di fissare univocamente gli assi, esso è interpretabile solo simbolicamente ma credo sia innegabile il suo valore discorsivo.
    Puoi trovare informazioni sui pubblicatori al link:
    http://it.wikipedia.org/wiki/Club_di_Roma
    ciao!
    federico



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