Un pubblico affezionato ha partecipato giovedì sera al Teatro Duse alla serata organizzata a favore dello Zambia; il ricavato infatti sarà interamente devoluto alla Community School di Mazabuka, nata per l’iniziativa di don Maurizio Canclini, prete missionario besozzese. La compagnia dialettale di Bogno, quasi tutti Binda, ha generosamente offerto la propria disponibiltà per mettere in scena uno dei pezzi forti del suo repertorio, “Antonio Biscioni detto il Bissa”, una commedia in tre atti.
Breve e coinvolgente è stata l’introduzione di don Maurizio. “Siamo qui per assistere ad una commedia che ha quindi lo scopo di far ridere e sorridere. Non dobbiamo dimenticare che nel mondo ci sono realtà in cui bambini e bambine hanno pochi motivi per ridere e sorridere”. Il sacerdote ha avuto anche un suggerimento per il nostro vivere quotidiano “per tutti è importante sorridere ed è il sorriso di chi accoglie”.
Antonio Biscioni è un anziano padre paralizzato che da anni viene accudito, poco amorevolmente ma con serietà e costanza, da una delle sue figlie. Quasi in punto di morte rivela di non essere un poveraccio come tutti avevano sempre creduto, infatti può lasciare in eredità ai figli i soldi e le proprietà ricevuti da un fratello emigrato nelle lontane Americhe. La notizia mette in luce ed esaspera le rivalità, le gelosie, i desideri e le piccole meschinità dei quattro fratelli, tre sorelle e un maschio. I pettegolezzi, le curiosità, i luoghi comuni di un piccolo paese in cui tutti si conoscono fanno da corona ai vizi e alle virtù di questa famiglia, attraverso la conversazione dei parenti al ritorno del funerale del Bissa.
Molto bravi gli attori che, anche se dilettanti, sanno portare in scena con naturalezza e spontaneità uno scorcio di società che, pur inserita in un contesto storico e geografico ben preciso, evidenzia pregi e difetti universali.
La commedia è giustamente stata ideata per far ridere e sorridere, ma a volte il sorriso si fa amaro ed induce alla riflessione.
I giovani della commedia, che parlano esclusivamente in italiano e faticano a leggere il dialetto, indicano il salto generazionale, ma la furbizia e il desiderio di arricchirsi accomuna figli e nipoti.