
Don Michele è originario di un paesino vicino a Viggiù. Vive da otto anni a Chirundu, sul confine tra Zambia e Zimbabwe, in una missione affacciata sul fiume Zambesi. Ippopotami, elefanti e coccodrilli sono le principali attrazioni che hanno portato, nel corso degli ultimi anni, allo sviluppo di un discreto turismo internazionale.
Accanto alla missione sorgono una chiesa, una scuola e un ospedale, al cui interno opera da circa quarant’anni anche un chirurgo italiano. Intorno solo strade sterrate collegano villaggi di fango in cui tuttavia, paradosso contemporaneo, è spesso possibile compiere una telefonata con il proprio cellulare.
Don Michele indossa dei jeans a zampa di elefante, una t-shirt azzurra e un crocefisso di legno appeso al collo con una cordicella. Regolarmente fa visita ai villaggi in cui sono presenti comunità cattoliche, anche a 40, 50 km di distanza dalla prima strada asfaltata.
Nei villaggi lo scarto esistente tra valori cristiani e tradizioni locali si fa sentire con tutta la sua forza. L’opera evangelizzatrice di Don Michele si scontra con pratiche poligamiche, stregoneria, divinità locali.
Il lavoro spirituale di Don Michele si accompagna ad una serie di azioni volte al miglioramento delle condizioni di vita delle persone locali: realizzazione di orti, creazione di una piantagione di banane, piccole opere di ingegneria idraulica.
A questo proposito, poco tempo fa, Don Michele si è messo in testa di provare a sfruttare l’enorme forza naturale del fiume Zambesi. Obiettivo: pompare acqua ad alcuni villaggi che sorgono lungo le sue rive. Grazie ad un gruppo di studenti di Seattle Don Michele è riuscito a realizzare il suo progetto. Utilizzando un principio già noto ad Archimede, il gruppo di americani ha ideato una ruota di legno fissata su una sorta di canoa che, grazie alla sua rotazione, pesca acqua dal fiume immettendola in un tubo di plastica collegato a due serbatoi posti a qualche decina di metri di distanza. Costo dell’operazione, circa 10.000 euro, di molto inferiore alla spesa per lo scavo di un pozzo (circa 30.000 euro, secondo i calcoli dello stesso parroco).
Il progetto è ancora in fase sperimentale e necessita una serie di miglioramenti. L’obiettivo è quello di perfezionare il meccanismo per poterlo poi utilizzare in appoggio ad altre energie rinnovabili, come quella solare.