Arca e’ un termine che suona familiare a molti abitanti di Mazabuka, seconda citta’ della provincia Sud dello Zambia. L’arca designa quella che in Italia chiameremmo forse Comunità alloggio per minori. L’idea, semplice quanto efficace, e’ venuta qualche anno fa ad un parroco missionario besozzese, Don Maurizio Canclini: offrire ospitalità a giovani orfani o in difficoltà, garantendo loro un accompagnamento verso l’età adulta.
L’Arca e’ una casa, nulla di piu’, nulla di meno. Nell’arca numero 2 (sono cinque in totale) vivono cinque ragazzi, tra i quattordici e i venti anni. Le loro giornate sono scandite da ritmi regolari. Sveglia alle 6 di mattina e pulizie, a turno, della casa. Il mercoledì e il venerdì si stende la cera, gli altri giorni solo una spazzata. Qualcuno lava i piatti della sera prima, sfruttando l’acqua corrente che fortunatamente arriva durante il giorno. La colazione consiste in pane fresco comprato alla panetteria della missione (gestita da una decina di ragazzi locali), margarina vegetale e latte liofilizzato mescolato con cacao, zucchero e acqua.
Ci si lava i denti nel cortile, si stira la propria maglietta e si esce di casa, per andare a scuola. La scuola, gestita dalla stessa associazione che ha dato vita al progetto delle Arche e della panetteria, e’ frequentata da 750 bambini, divisi in classi che vanno dal primo al nono grado, strutturate secondo un modello di stampo anglosassone, eredita’ di un periodo coloniale appena terminato. I ragazzi che frequentano le lezioni durante la mattina pranzano a scuola. Il pomeriggio e’ dedicato al gioco e allo studio. C’e’ molta Italia da queste parti: le persone ricordano i volontari passati per brevi o lunghi periodi, molti bambini sanno due o tre parole della nostra lingua. Un ragazzino di dodici anni qualche giorno fa, accompagnandomi ad un mercato locale, mi ha chiesto come facciamo noi italiani a creare i conteiner che poi lui vede arrivare qui a Mazabuka.
Alle 19.30 i ragazzi delle Arche devono rientrare in casa per la cena. Ci si sciaqua le mani in un catino in cui viene versata dell’acqua tiepida. La portata principale e’ la tradizionale nschima, una sorta di polenta di farina di mais bianco, accompagnata da cavoli, uova, soia o carne. Si mangia con le mani, lavorando con le dita pezzetti di nschima con cui raccogliere il companatico. La sera si sta in casa, giocando a carte, guardando la televisione.
Le figure di riferimento per ogni Arca sono i cosi’ detti Zii, uno o due ragazzi piu’ grandi che hanno deciso di offrire il loro tempo a questo particolare progetto. La loro e’ una scelta di vita. Allo zio dell’Arca vengono infatti offerti vitto e alloggio, ma non uno stipendio.
Le Arche rappresentano un’esperienza singolare qui in Zambia, partita quasi per caso e resa sostenibile dal lavoro continuo di un gruppo di persone: “Attraverso il nostro lavoro, serviamo la comunita’” recita il loro motto. Materiale da esportazione.
p.g.