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7 febbraio 2012

L’Africa, il continente più ricco del mondo…

MarcoMacrelli.jpg…Ma dove le persone si svegliano al mattino con l’obiettivo di arrivare vive al giorno successivo. «Quello che più mi ha colpito – racconta Marco Macrelli, medico ortopedico che ha lavorato per tre mesi in Sierra Leone con Emergency, ai partecipanti alla conferenza organizzata dall’Auser – è il rapporto degli africani con la vita e la morte, con la malattia e il dolore: a fronte di condizioni di vita davvero disastrose (la Sierra Leone è agli ultimi posti nel mondo per reddito pro capite), ho visto un amore per la vita incredibile, e un commovente senso di rassegnazione davanti alla sofferenza».

In Sierra Leone, un bambino su quattro muore prima di arrivare ai cinque anni. «Ogni giorno vedevo 5-7 bambini morire sotto i miei occhi. La povertà estrema delle famiglie purtroppo fa sì che le persone malate, per una spietata selezione naturale, vengano abbandonate a loro stesse: le scarsissime risorse che ci sono vengono riservate per chi è in forze».

sierra_leone.jpg«La situazione è molto difficile da descrivere, la si può capire solo vivendola. La vista della sofferenza che accompagnava queste persone ha reso la mia esperienza insostenibile sotto il profilo umano. Ogni giorno ripenso a un bambino bellissimo che riportava ustioni dal torace ai piedi, a causa della medicazione di uno stregone che voleva curare con erbe magiche i suoi problemi neurologici. Non gli ho mai visto versare una lacrima. Ogni volta che un medico lo visitava, gli prendeva la mano e diceva “White man, help me” (uomo bianco, aiutami). In questo momento centinaia di migliaia di bambini in tutto il mondo ci stanno dicendo “help me”».

Eppure, la Sierra Leone è tra i principali esportatori di diamanti, oro, petrolio. Le risorse naturali di questa terra sono incredibili, ma questo non va a vantaggio della popolazione: anzi, in passato questa ricchezza è stata tra le cause della terribile guerra civile che negli anni ’90 ha provocato terribili stragi e ha visto l’arruolamento di migliaia di bambini-soldato.

Fa riflettere l’intervento di un ragazzo senegalese, musicista del gruppo di percussionisti africani che ha intrattenuto con ritmi coinvolgenti i partecipanti alla conferenza: «Chi scappa dall’Africa lo fa perché non c’è niente da mangiare, ma se potesse lo eviterebbe volentieri: sono nove anni che sono in Italia e ogni giorno sento la nostalgia di mia madre. Per fermare l’immigrazione bisogna eliminare il contrasto tra l’enorme ricchezza mineraria del continente africano e l’estrema povertà della popolazione: basterebbe che l’America e l’Europa, invece che dare la caccia a Bin Laden, si impegnassero a far cadere i capi di Stato africani che sono dei veri e propri dittatori che tengono nella povertà milioni di persone. Ma nessuno se ne occupa, perché ci sono dietro interessi economici troppo forti».

VF



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