“Questa crisi ha come fattore massimo il fattore psicologico” - Silvio Berlusconi -
Con questa citazione ha avuto inizio la conferenza di venerdì 29 maggio 2009 organizzata dall’ Auser di Besozzo. Relatore della serata il professor Alberto Sdralevich, ordinario di economia presso l’università dell’Insubria.

“Alcune banche si sono trovate in difficoltà”, spiega il professore, “abbiamo assistito a scene di depositanti che facevano la coda per ritirare i propri soldi. A questo è seguito un blocco totale della liquidità e le imprese ci sono andate di mezzo. Quando è mancata la fiducia? La fiducia è mancata nel momento in cui nessuno era più in grado di capire chi fosse solido e chi no.”
Secondo il relatore la bufera che stiamo vivendo è nata dal modello economico-finanziario che si è affermato negli Stati Uniti, il quale è stato esportato all’estero grazie alla globalizzazione dei mercati mondiali.
Il modello USA che ci ha travolti si basa sulla forte espansione dell’indebitamento dei privati, delle imprese e delle banche. Per sostenere questo modello è dilagata la finanza creativa, con l’invenzione di strumenti come i mutui subprime, i credit default swap …
Questi strumenti sono serviti, per anni, a mantenere un forte livello dei consumi pur in presenza di una crescente disparità di redditi.
Con poche tabelle il professor Sdralevich ha illustrato l’impressionante crescita dei divari retributivi fra la base ed il vertice delle corporation americane.
Quando il consumatore tipo americano, superindebitato e sottopagato , ha aumentato il suo livello d’insolvenza, il castello è crollato provocando non solo una crisi della finanza, ma mettendo in ginocchio anche l’economia reale.
Spostando l’attenzione a casa nostra, il professore ha fatto un rapido confronto con le crisi passate, in particolare quella dei primi anni novanta. Una curiosità che è emersa dai dati sta nell’osservare che la spesa delle famiglie regge più oggi che allora.
Secondo il relatore gli interventi adottati finora dal governo sono stati molto modesti e per quanto riguarda lo scenario futuro il pronunciamento non è stato facile.
Stando agli ultimi dati si evidenzia un freno del processo di discesa degli indici economici. Permane però un’ incognita molto pesante: il perdurare della crisi nel sistema produttivo può provocare un sensibile aumento della disoccupazione, la quale si ripercuoterebbe sui consumi delle famiglie con un ulteriore avvitamento della crisi.
I grandi punti di domanda del momento sono quindi due:
- Cosa succederà quando finirà la CIG?
- Quanti italiani perderanno il lavoro durante l’estate?