Archivio

4 aprile 2012

Ei fu: Besozzo a cavallo tra Otto e Novecento

besozzo_centrostorico_iRdM1.jpgUn tuffo nel passato non poi così lontano di Besozzo fa affiorare un tessuto cittadino in pieno fermento e all’avanguardia nel panorama locale, e poi nazionale, di tardo Ottocento.

L’archivista Maryse Ribolzi e lo storico Marco Tamborini, nel corso della serata organizzata dall’Auser venerdì scorso, 27 marzo, hanno illustrato al numeroso pubblico il frutto di lunghi studi, confluiti nel volume edito nel 2001 “Besozzo tra Ottocento e Novecento”, condotti scandagliando l’archivio comunale, collezioni fotografiche private e giornali dell’epoca.

Facendo parlare queste fonti si scopre che la seconda metà dell’Ottocento segna un cambiamento epocale a Besozzo, il cui baricentro si sposta rapidamente dal castello, dagli antichi palazzi e dalle contorte vie di Besozzo Superiore, vestigia dei secoli gloriosi (dal tardo Medioevo al Cinquecento), al nucleo abitato di Besozzo Inferiore, in piena fioritura attorno alle nuove industrie.

E’ proprio l’economia a trasformare il paesaggio besozzese. Se, infatti, il fiume Bardello aveva attirato già sul finire del Settecento molini e segherie, folle e cartiere che ne sfruttavano la forza motrice, è intorno agli anni Cinquanta dell’Ottocento che sorgono numerosi e moderni complessi industriali e che il settore tessile si consolida a danno delle cartiere: nel 1843 apre il primo cotonificio (Balestrini-Crespi), seguito dal Cantoni e, più tardi, dal Lualdi e dal setificio Dolmer-Baumann. Non stupisce allora che nel 1880 si annoverino tra i lavoratori del settore tessile ben 1260 persone.

Accanto ai grandi complessi si contano anche attività minori: mobilifici, quali il Pedroni, cesterie, come la De Ambrosis, la fabbrica di fiammiferi Gibelli, la fabbrica della birra Crivelli, due fornaci e due premiate pasticcerie, la Roncari e la Biganzoli, rinomate per i loro “croccantini“.

Tuttavia il settore predominante per tutto l’Ottocento e gran parte del Novecento resta l’agricoltura: nel catasto del 1857 sono registrate 19 cascine, circondate da vasti appezzamenti di terreno agricolo. Accanto alle tradizionali coltivazioni di cereali e frutta, si distinguono la viticoltura, favorita soprattutto da Domenico Adamoli, che ha nel vinello di Besozzo il suo vanto non solo a livello regionale ma anche nazionale e internazionale, e la bachicoltura, che troverà naturale sbocco nell’apertura dei setifici tardo-ottocenteschi.

I cambiamenti portano con sè nuove necessità: infrastrutture (tra 1882 e 1883 arriva la ferrovia a Besozzo, mentre intorno al 1912-14 la tramvia che collega Varese e Angera passa da via XX Settembre, l’attuale via XXV Aprile), abitazioni (si edificano dormitori per i lavoratori accanto a villini Liberty), luoghi di culto (nel 1905 sorge la chiesa di Sant’Anna), istruzione (primaria – testimoniata a Cardana fin dal 1820 e, dal 1870, anche da una scuola elementare pubblica -, ma anche tecnico/professionale – nel 1880 si creano una scuola di disegno e una muraria, mentre dal 1892 la scuola Canossiana impartisce lezioni di cucito, disegno e francese alle donne).

Questa complessa rinascita di Besozzo, all’insegna del dinamismo economico ma anche dallo sviluppo sociale e culturale, è legata a interessanti personalità imprenditoriali e illuminate.

Domenico e Giulio Adamoli, la cui famiglia, originaria di Varese, si insedia nel castello di Besozzo Superiore intorno al 1820, in veste rispettivamente di sindaco e consigliere comunale, inseriscono Besozzo all’interno di un panorama più ampio, risorgimentale e aperto al tempo stesso alle novità provenienti dall’estero.

Francesco Crivelli, medico condotto del comune, grande scienziato dedito a studi in ambito agricolo, debella negli anni 1854-55 il colera che infestava la provincia.

Carlo Bertuletti importa una mentalità industriale moderna nella cartiera di Besozzo, di cui fu direttore tra 1909 e 1939, ricostruendo lo stabilimento e immettendovi macchinari a produzione continua provenienti dalla Germania. Amante inoltre del teatro e delle Belle Arti, fonda una compagnia teatrale presso l’osteria di Sant’Antonio il Rosso (attuale casa Pajetta) ed è fautore del Monumento ai Caduti (il Faro).

Domenico Gualtieri fonda una società di cartelli pubblicitari in metallo o metallo e smalto, la Clau, che diventa ben presto fornitrice esclusiva di cartelli stradali per il Touring Club, e due giornali, il “Pugno e Penna” e il “Bollettino di Besozzo”, di chiara impostazione fascista.

Domenico De Bernardi (1892-1963), paesaggista lombardo autodidatta, diffonde in Italia e all’estero i paesaggi della nostra terra, esponendo ripetutamente alla Biennale di Venezia e a New York.

“Besozzo non era caput mundi, ma poco ci mancava”: Maryse e Marco concludono con una battuta ironica, ma non troppo, il capitolo di Besozzo a cavallo tra Ottocento e Novecento e invitano a prendere parte a un secondo ”ritorno al passato”. Il dott. Tamborini, infatti, martedì 7 aprile condurrà una visita guidata a Besozzo Superiore, con ritrovo alle 14.45 davanti al Palazzo Comunale.

VB



About the Author

valeria





0 Comments


Be the first to comment!


Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>


Per mantenere un livello civile della conversazione, i moderatori si riservano il diritto di eliminare tutti i commenti che contengono: turpiloquio, offese, violazioni della privacy, off topic, istigazioni alla violenza o al razzismo, minacce ecc. Gli utenti che violeranno ripetutamente la nostra policy verranno bloccati/bannati.