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11 febbraio 2012

Le icone su vetro di Sibiel

Racchiudi il fervore di una religiosità dai tratti contadini in un supporto materiale che ne sappia conservare e trasmettere la spiritualità intrisa di echi quotidiani e otterrai una icona su vetro.

La nascita, la diffusione, la fortuna e il significato di questa forma d’arte di origine transilvana sono stati al centro della conferenza di presentazione del libro “Le icone su vetro di Sibiel”, tenutasi nel pomeriggio di sabato 7 marzo sotto le volte della Sala Mostre municipale, alla presenza dell’Assessore alla Cultura Maurizio Barra e dell’Assessore alle Politiche Sociali Paola Bordiga.

L’autore, Giovanni Ruggeri, giornalista per l’Eco di Bergamo e per altre testate nazionali, su invito del Presidente dell’Associazione di Promozione Italia-Moldavia Gianluca Del Marco, ha presentato il frutto del suo studio sulle quasi 600 icone conservate nel Museo Zosim Oancea di Sibiel, piccolo paese dei Carpazi, non lontano da Sibiu, città europea della cultura 2007.

Databili tra la fine del XVII secolo e la metà del XX secolo, le icone vitree nascono come economico e agile souvenir di pellegrinaggio dei fedeli che, a partire dal 1699, si recano al monastero di Nicula (nel nord della Romania) per venerare una icona tradizionale della Madonna con Bambino che versa lacrime.

Queste immagini devozionali conoscono poi fortuna e diffusione in un’ampia regione della Romania e, pur presentando differenze peculiari delle singole aree, risultano tutte ugualmente riconoscibili per i loro colori vivaci, per i motivi decorativi che ne ornano lo sfondo, per il soggetto sacro declinato secondo una sensibilità popolare: la Madonna indossa la veste tradizionale delle contadine locali, Eliseo è ritratto nell’atto di arare il campo, un cespo di ravanelli arricchisce la tavola dell’Ultima Cena.

“Un piccolo mondo antico che si fonde con i temi sacri, cifra di una ispirazione popolare ma mai ingenua”, commenta icasticamente Ruggeri.

Dietro l’ideazione del Museo di Sibiel negli anni ’70 del Novecento, che raccoglierà nel tempo la più grande collezione al mondo di icone su vetro, si cela padre Zosim Oancea, uomo colto e illuminato, che seppe riconoscere il valore culturale e religioso di tante immagini conservate nelle case dei suoi parrocchiani e farne leva per rendere il paese un piccolo centro ecumenico, degno di visite pastorali e internazionali già negli anni del regime di Ceausescu.

“Fin dai primi viaggi in Romania, nel 2002 e 2003, sono rimasto colpito dalla bellezza di un paesaggio ricco di siti di grande interesse storico e culturale, e ho percepito la sproporzione tra questa bellezza e l’ignoranza che ne abbiamo”, spiega Ruggeri, “Colpito poi dalla storia umana e dal carattere insolito e inedito che le icone di Sibiel portano con sé, ho concepito questo libro, ora pubblicato in cinque lingue, come accompagnamento di viaggio per chi visita il museo”.

Ogni bosco ha le sue piante secche recita un detto rumeno, ma, si potrebbe aggiungere, ha anche tanti alberi rigogliosi.

Per ulteriori informazioni sul museo e sulle icone di Sibiel si visiti il sito www.sibiel.net

VB – foto DS



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valeria





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