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11 febbraio 2012

Al ritorno dalla Sierra Leone: “ora ho un punto di vista diverso sulle cose”

MarcoMacrelli.jpgMarco Macrelli è tornato alla sua professione di medico ortopedico dopo tre mesi trascorsi nell’ospedale di Emergency in un sobborgo di Freetown, capitale della Sierra Leone. I suoi racconti sono stati pubblicati regolarmente da Il Resto del Michelino ed ora ha portato numerose immagini, dell’ospedale, della spiaggia e delle persone, che per problemi di connessione internet non aveva potuto inviare. Mentre fa scorrere le foto sullo schermo del computer ripercorrendo l’esperienza, il telefono squilla spesso e Macrelli viene riportato all’attualità dai pazienti bisognosi in un parere competente riguardo gli ultimi sviluppi della propria patologia.

Cosa è cambiato dopo questo lungo soggiorno lontano dalle comodità e dalle sicurezze di casa?
“Sicuramente ho un punto di vista differente sul quello che succede. In questi giorni per esempio leggo sui giornali locali le lamentele dei cittadini sulle condizioni delle strade durante e dopo una nevicata. Sono questioni che ora mi appaiono insignificanti. In Sierra Leone le strade sono completamente distrutte per la mancanza di manutenzione perché dalla partenza degli inglesi non è stato fatto nulla.”

Quello della viabilità non è certo il solo problema del paese. Attualmente il paese è tra i primi posti al mondo per mortalità infantile di bambini sotto i cinque anni. L’assistenza sanitaria in Sierra Leone è a pagamento e di scarso livello, quello di Emergency è l’unico ospedale gratuito che offra prestazioni simili ad uno standard europeo. Come è stata l’esperienza di medico in Sierra Leone?
“Sono stati tre mesi intensi: lavoravo praticamente sempre. Ero il solo medico ortopedico dell’ospedale e la struttura di Emergency è la sola in tutto il paese che offra prestazioni gratuite. E’ facile quindi immaginare la quantità di persone che arrivano. Nel mio settore, ortopedia e traumatologia, i casi più frequenti sono gli incidenti stradali e lavorativi. La differenza rispetto all’Europa è che le persone arrivano quando hanno fratture molto gravi e spesso dopo giorni di viaggio a piedi o con mezzi di fortuna raggiungendo l’ospedale anche dall’interno del paese. Per semplici fratture non vanno in ospedale. Oltre ai problemi di una qualsiasi città si sommano i problemi legati alle scarse condizioni igieniche.”

Radiologia a cielo apertoQuali sono le patologie ricorrenti e diffuse?
“E’ frequente l’avvelenamento da soda caustica che viene utilizzata per allungare il sapone, molto costoso per la popolazione. Le donne producono così una sostanza detergente utilizzata per lavarsi e pulire i vestiti. Il problema è che questo miscuglio tossico viene lasciato ovunque e i bambini, spesso affamati e inconsapevoli, la mangiano. L’avvelenamento da soda caustica produce gravi lesioni all’esofago e se non è trattato degenera in una patologia cronica.”

Che differenze ha notato nel rapporto con la gente tra l’Italia e la Sierra Leone?
“Il rapporto tra medico e paziente è molto diverso. Quando arrivano in ospedale è la loro ultima possibilità: cercano aiuto e si mettono nelle tue mani. La morte è accettata perché fa parte della norma per loro. Non hanno alcuna consapevolezza della malattia: le cause di un malessere sono unicamente “body worm” (febbre) oppure un incidente. Il loro primo approccio è quello della loro medicina tradizionale, che però non risolve numersi problemi come una frattura esposta.”

La Sierra Leone è stato teatro di una sanguinosa guerra civile protrattasi per un decennio nel paese e solo nel 2002 la missione di pace è riuscita a completare il disarmo. Quali sono le conseguenze?
“I segni più evidenti della guerra sono i giovani: c’è un’intera generazione di ragazzi tra i venti e i trent’anni mutilati. Capita di frequente di andare in spiaggia ed assistere ad un partita di calcio interamente giocata da ragazzi a cui manca un braccio, una gamba, un piede.”

BambiniSierraLeone.jpg Si è fatto un’idea di cosa sono stati gli anni di guerra?
“Nessuno vuole parlare di quel periodo: è stata una guerra civile per bande e gli schieramenti erano facilmente confondibili. Solo una minima parte della popolazione è stata coinvolta. Sono stati soprattutto i bambini a combattere: venivano rapiti, drogati, addestrati e poi mandati a catturare, torturare e amputare altri bambini. Quello che so è attraverso i racconti di un prete cattolico residente in Sierra Leone da trent’anni. In teoria il RUF, che combatteva contro l’esercito regolare, si diceva progressista e rivoluzionario, ma di mezzo c’era il controllo della regione diamantifera dell’interno. La guerra è finita quando sono arrivati gli inglesi e sono stati disarmati i guerriglieri. Tuttora c’è un forte contingente britannico ad addestrare i soldati e controllare la regione.”

Toccando l’argomento dell’estrazione di diamanti, esce inevitabilmente il titolo del film Blood diamond.
Un bel film, è stato scritto da un documentarista originario della Sierra Leone e si vede che la storia è racconta in maniera abbastanza fedele alla realtà, a parte ovviamente la storia d’amore.”

Come si è avvicinato ad Emergency e perché ?
“Ho inviato un curriculum, mi hanno fatto un colloquio e poi mi hanno chiamato. L’ho fatto fondamentalmente per me stesso: è stata un’esperienza che mi ha segnato sicuramente più sotto il profilo umano che professionale. Non sono partito con l’obiettivo di cambiare le cose, perché è impossibile se non con processi lunghissimi.”

si.be.



About the Author

silvia bevilacqua





2 Comments


  1. brian

    Bel pezzo Bravo Macrelli


  2. marina

    Complimenti!!! sei fantastico



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