Salivamo spesso al Torrino da bambini. Scavalcavamo il muro di cinta e salivamo di corsa su in cima alla collina, passando per il bosco. Era una delle cose più avventurose che potessimo fare, dopo la visita all’abbandonata Villa Quaglia. Salivamo su in cima alla collina, dove il bosco lasciava spazio ad un prato scosceso e da lì guardavamo il panorama. Il paese ai nostri piedi. E le leggende da raccontare:
“Dicono che sotto il Torrino ci sono i resti di un’altra torre, ancora più vecchia”
“Dicono che nel Torrino ci viveva un figlio malato dei Quaglia”.
“I Quaglia?”
“Sì, quelli che hanno costruito l’Asilo e la nostra Scuola Elementare, quelli che avevano la Villa, i padroni di Bogno”
“Dicono che c’è un tunnel sotto il Torrino, che arriva fino alla Villa”.
“Dicono che da in cima al Torrino, nelle belle giornate, si può vedere fino a Milano” “Dicono che si vede anche il Duomo”.
Noi a Milano non c’eravamo mai andati. Ricordo un giorno quando, più grandicello, riuscii a salire su quella costruzione di due piani. Dalla terrazza dell’ultimo piano provai a scrutare l’orizzonte. Besozzo, Olginasio, Gavirate, le colline più lontane. Poi, d’un tratto, solo per un momento, lo vidi. Non mi crederete, ma io lo vidi, lo giuro: piccole guglie aguzze chiare.
Col passare degli anni il bosco è stato cintato, il prato asfaltato, la Villa ristrutturata e divisa in appartamenti. In cima alla collina hanno messo case, cancelli automatici, scale di cemento. Il Torrino è diventato parco comunale.
Qualche tempo fa ho ripercorso quella strada. Ho costeggiato il muro, salito con calma le scale. Sono tornato sulla terrazza dell’ultimo piano è ho riprovato a scrutare. Besozzo, Olginasio, Gavirate, le colline più lontane. Tentai di nuovo. Besozzo, Olginasio, Gavirate, le colline più lontane. Ancora una volta. Besozzo, Olginasio, Gavirate, le colline più lontane. “Tutta colpa di questa foschia” mi sono detto. Ma l’orizzonte era pulito, il cielo terso.
Tornato a casa lessi alcuni versi di un artista locale:
“… Quassù dalla Torre, è bellosognare;
sognare e guardare
l’immensa campagna sdraiataAl sole…”
(Umberto Binda)
Chiusi il libro. Troppi anni ci dividevano da quella poesia. Continuai a pensare.
Michelino
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