Sabato 17 gennaio il Teatro Duse ospiterà una compagnia teatrale bolognese, l’Associazione Culturale Rimacheride, che porterà in scena lo spettacolo comico “Tagliamo la testa al topo”. Tra gli attori ci sarà Nicola Tosi, cardanese doc. Abbiamo contattato telefonicamente Nicola, a Bologna, per chiedergli una piccola intervista che lui gentilmente ci ha concesso.
Nicola, come e quando è nata la tua passione per il teatro?
Durante gli studi universitari al DAMS di Bologna, ho iniziato a frequentare corsi e laboratori di teatro, fino all’accademia triennale per attori professionisti. Ma devo dire che la scintilla è nata da spettatore. La fascinazione nell’assistere ad alcune messe in scena è stata talmente forte, che ho voluto comprendere quali fossero i meccanismi dello stare dall’altra parte del palco. Ciò mi ha indotto a conoscere un universo totalmente nuovo, del quale poi ho finito per parte.
La tua scelta di fare l’attore è stata incoraggiata dalle persone che ti sono vicino o hanno cercato di dissuaderti?
Devo ringraziare moltissimo la mia famiglia. Nonostante le difficoltà che questa professione comporta, i miei genitori hanno sempre sostenuto le mie scelte e hanno seguito da spettatori sia gli spettacoli dell’attuale compagnia di Bologna, sia quelli in cui figuravo come scritturato, e con i quali ho recitato anche a Milano, Varese, Busto Arsizio e Legnano. Il loro apporto a “Tagliamo la testa al topo”, per quanto concerne le componenti scenografiche e organizzative, è stato rilevante.
Quali sono gli aspetti positivi e negativi della vita dell’attore?
In scena s’impara a risolvere qualunque tipo di problema nell’arco di un secondo, una dote molto utile anche nella vita quotidiana, dove tuttavia è più difficile riuscire farlo.
Spesso durante gli spettacoli si ha la sensazione che il tempo sia sospeso. Il presente comanda su tutto. Lo si vive appieno, con forte intensità. Per la durata di uno spettacolo si sfugge all’inevitabile divisione fra aspettativa o preoccupazione per il futuro e rimpianto o nostalgia del passato. Credo che questo sia un notevole privilegio.
Gli aspetti negativi sono costituiti dal fatto che molte persone devono svolgere altri lavori per potersi mantenere e continuare a fare teatro, anche quando sono già a ottimi livelli qualitativi. E questo non è un indice di grande civiltà per una nazione.
Se non fossi riuscito a fare l’attore cosa avresti fatto?
Tuttora svolgo l’attività di correttore di bozze per una casa editrice di Vicenza. L’editoria è un settore che mi interessa molto e nel quale spero di continuare a lavorare, affiancando tale impegno al mio ruolo artistico e organizzativo nella compagnia. Ma chissà, potrei anche decidere di andare a vivere in montagna, l’altra mia grande passione.
Quanto è difficile far ridere la gente? E quanta soddisfazione da’?
Io e Cristiana Raggi – che nella piece siamo gli attori sul palcoscenico, introdotti dal presentatore Marco Soccol – ci siamo diplomati nello stesso anno all’accademia di Bologna. La maggior parte degli spettacoli che ci avevano visto protagonisti fino ad allora erano di taglio drammatico, da Brecht ad Agota Kristof, da Cechov a Beckett. In seguito abbiamo entrambi scoperto il comico. Probabilmente l’impatto emotivo sull’attore è meno intenso, ma la tecnica necessaria perché i tempi e i ritmi delle gag funzionino bene è senz’altro maggiore. Pensando alle risate degli spettatori del Festival BolognaEstate08, direi che con Valentin abbiamo centrato l’obiettivo.
In una parte comica ha più effetto sugli spettatori la gestualità o le battute?
La fisicità e la voce del personaggio determinano l’impatto immediato sul pubblico e una loro buona caratterizzazione è fondamentale. Nelle scene di Valentin, ad esempio, i due attori cavie interpretano di volta in volta personaggi molto diversamente caratterizzati. Se a ciò si aggiungono battute sagaci, il mix può risultare perfetto.
Sei per caso superstizioso? Se si, hai qualche gesto particolare che fai prima dello spettacolo o qualche oggetto che porti con te in scena?
La persona di teatro è per convenzione superstiziosa. Io non lo sono per nulla e credo piuttosto alle alchimie ben riuscite fra attori, testo, regia. Quando uno spettacolo riesce molto bene, oltre alla bravura e al lavoro costante, ci sono anche motivazioni irrazionali, sintonie particolari e inspiegabili che scattano fra le persone. Se ciò non accade, non c’è amuleto che tenga. Tuttavia quando lavoro con altri, cerco di evitare i tabù superstiziosi per non irritare chi non la pensa come me. Non indosso il viola in palcoscenico, non fischio e concordo sul fatto che se la prova generale è andata male, allora lo spettacolo andrà bene…
E’ la prima volta che reciti a Besozzo?
Sì, è la prima volta. L’anno scorso assistetti a “Kvetch”, il bellissimo spettacolo che Francesca Porrini ha messo in scena a Besozzo con la sua compagnia torinese. In quell’occasione Christian Prada mi disse che era sua intenzione portare a recitare al Duse gli attori besozzesi che erano andati a lavorare altrove e mi chiese di partecipare. Io accettai molto volentieri ed ora eccomi qua.
Come ti senti a recitare “in casa”?
L’emozione ci sarà senza dubbio, anche perché incrocerò con lo sguardo volti noti, in qualsiasi parte della platea mi capiterà di guardare durante lo spettacolo.
Sono anche molto felice, perché finalmente amici e parenti che non mi hanno mai visto in scena potranno assistere al nostro spettacolo.
Parliamo un po’ dello spettacolo. Il titolo è molto particolare: “Tagliamo la testa al topo”. Ci dici a grandi linee di cosa tratta e la tua parte in cosa consiste?
Un presentatore documentarista introduce il pubblico nel mondo degli attori, visti come cavie da laboratorio nella gabbia del palcoscenico. I due attori sul palco saranno stimolati ad interpretare scene comiche e parodiche di diverso genere. Il pubblico viene così accompagnato fra le diverse sfumature della comicità, ma anche nel back stage della vita attorale. Io sono una delle due cavie, “l’attore maschio”, e Cristiana Raggi è “l’attrice femmina”, come direbbe Piero Angela in una puntata di Super Quark. Veniamo studiati e osservati con metodo scientifico da Marco Soccol.
Karl Valentin era un comico tedesco di inizio novecento. Nella preparazione dello spettacolo le sue battute sono state modificate per i giorni nostri?
L’adattamento dei testi è ad opera del regista, Emiliano Bulgaria. Il soggetto dei monologhi introduttivi rivolti al pubblico è stato scritto da lui appositamente per questo spettacolo. La scena fra marito e moglie è un assemblaggio di estratti dalla raccolta Tingel Tangel di Valentin, riuniti all’interno di un’unica cornice costituita dal dialogo “A teatro”. La scena del western e la parodia del teatro di ricerca nascono da testi di Valentin, rivisti per le nostre esigenze. Potrei dire che siamo partiti dall’assurdo di alcune sue situazioni e battute, per giungere a una riscrittura odierna, mantenendo l’atmosfera da cabaret in cui Valentin operava.
Come sono i rapporti con i tuoi compagni nella compagnia? Tra la preparazione dello spettacolo e le rappresentazioni passate molto tempo assieme. Sono mai nati attriti tra di voi?
Se qualcosa non va bene, cerchiamo di evitare le ipocrisie e di dirci le cose in faccia, con il giusto tatto. Solo in questo modo il lavoro diventa collettivamente creativo e rispettoso delle individualità. Con Rimacheride ci stiamo riuscendo, la fiducia reciproca è costante. Non posso dire la stessa cosa di situazioni che ho vissuto in passato con altre compagnie. Credo che alla fine il doppiogiochismo logori qualsiasi rapporto umano e lavorativo.
In questo momento avete altri spettacoli in preparazione?
Rimacheride vuole proporsi anche come un contenitore di proposte ad ampio raggio. Abbiamo disponibili diversi spettacoli per l’infanzia, già molto rappresentati in biblioteche, scuole e centri culturali. Al momento io sto lavorando a una collaborazione fra musica elettronica, voce recitante e testo audiovisivo. Per l’estate invece è in preparazione un lavoro di prosa che coinvolgerà noi quattro di nuovo insieme.
Grazie ancora per il tempo che ci hai dedicato. Un grosso in bocca al lupo per sabato. Anche il Resto del Michelino sarà tra il pubblico a vedere “Tagliamo la testa al topo”.
L.F.
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