Archivio

11 febbraio 2012

La voce degli insegnanti di Besozzo (II – Classi ponte e integrazione)

Prosegue l’intervista del Michelino ad alcune insegnanti delle elementari, Mariangela e Anna (quest’ultimo nome è fittizio), e delle scuole medie (il prof. F. Calmi), nell’ottica di dare voce a chi è direttamente interessato dall’attuale serie di decreti legge riguardanti la scuola. Nella prima parte abbiamo parlato del ritorno del maestro unico e della diminuzione del tempo scuola; in questo secondo articolo riporteremo le riflessioni degli insegnanti intervistati a proposito delle cosiddette “classi ponte”, classi separate per bambini stranieri che non conoscono la lingua italiana.
La mozione della Lega Nord, avanzata dal parlamentare R. Cota e approvata alla Camera il 14 ottobre 2008, ha sollevato molte polemiche. Il testo prevede un test di ammissione alla scuola di ogni ordine e grado per i ragazzi stranieri; nel caso in cui il test non venisse superato lo studente frequenterà corsi di apprendimento della lingua italiana propedeutici all’ingresso nelle classi permanenti, che non dovrà avvenire oltre il 31 dicembre di ciascun anno. Classi separate o classi di inserimento? Il ministro alla Pubblica Istruzione M. Gelmini, correggendo in buona misura lo spirito della mozione originaria, ha dichiarato il 27 ottobre al Corriere della Sera: «non faremo classi separate, le classi ponte saranno corsi magari pomeridiani di italiano per consentire a chi non lo è di imparare la lingua il più rapidamente possibile». Ma, stando a quanto dichiarato dagli insegnanti intervistati, questa strategia sembra essere già in atto nelle nostre scuole, pur con modalità leggermente diverse. Infatti il DPR 275/1999 (art. 4, comma 2) afferma che le istituzioni scolastiche autonome “regolano i tempi dell’insegnamento e dello svolgimento delle singole discipline e attività nel modo più adeguato al tipo di studi e ai ritmi di apprendimento degli alunni”, e che a tal fine possono adottare “tutte le forme di flessibilità che ritengono opportune” (fonte: www.tuttoscuola.com).

La gestione del “diverso”

Abbiamo quindi chiesto a chi ha già lavorato in un contesto di inserimento di bambini stranieri di raccontarci come viene di norma gestita tale situazione.
Mariangela spiega: «nel nostro istituto (la scuola elementare di via Mazzini, ndr) sono previste alcune ore di “prima alfabetizzazione” per gli alunni stranieri che non conoscono l’italiano: alcuni insegnanti lavorano con il bambino, togliendolo alla sua classe solo per poche ore per potenziare lo studio della nostra lingua». Anche nell’esperienza di Anna la gestione del fenomeno è stata simile: «grazie alla flessibilità e all’autonomia che caratterizza la scuola elementare, è possibile portare fuori dalla classe il bambino straniero per alcune ore, per esempio quelle di inglese, nelle quali offrirgli un supporto personalizzato».
Conferma questo tipo di approccio anche il prof. Calmi: «la gestione di alunni stranieri, al momento, funziona benissimo. Nel proprio monte ore ogni professore ha alcuni minuti da dedicare a questi ragazzi, per un’azione individualizzata al di fuori della classe da dedicare ad alfabetizzazione, recupero e potenziamento. All’inizio non è facile, ma sono ragazzi che imparano in fretta. Nella maggior parte dei casi, ad ogni modo, la lingua italiana è già stata imparata alle elementari; quando questi ragazzi arrivano alle medie sono già ben integrati, e a volte sono tra i più bravi della classe».

L’apprendimento per “immersione” e l’integrazione

La proposta di creare “classi ponte” ha fatto molto discutere. Al di là di implicazioni etiche o politiche, gli insegnanti intervistati ci tengono a mettere in luce il lato pedagogico della questione, distinguendo tra i fattori che accelerano e quelli che ostacolano l’apprendimento della nostra lingua.
«Questa proposta secondo me non ha senso», sostiene Mariangela; «innanzitutto si ritarderebbe l’inserimento degli alunni stranieri nella classe di appartenenza anagrafica, e in secondo luogo verrebbe a mancare l’enorme stimolo che proviene dal desiderio di capire la conversazione dei compagni italiani. È incredibile quello che un bambino riesce a imparare dagli altri bambini! L’anno scorso ho avuto per la prima volta un alunno marocchino che conosceva solo i caratteri arabi (nei casi passati, invece, alunni della stessa nazionalità avevano già studiato anche il francese, quindi conoscevano il nostro alfabeto): oggi è in quarta, la classe dei suoi coetanei, e riesce a scrivere in stampato, in corsivo, conosce il linguaggio della comunicazione e sta acquisendo anche quello dello studio. Il fatto di essere immerso per la maggior parte del tempo in un contesto in cui si parla italiano stimola enormemente l’alunno a imparare la lingua, accelerando il processo di acquisizione degli strumenti base per la comunicazione». Anche secondo Anna «la completa separazione è un errore: bisogna anzi favorire l’integrazione nella classe di appartenenza anagrafica».
Il prof. Calmi lancia un allarme: «se non lavoriamo per favorire l’integrazione già nella scuola, ci ritroveremo ad avere a che fare con persone che fin da piccole hanno avvertito intorno a loro un atteggiamento di emarginazione; questo alimenterà un’ostilità diffusa come quella che ha trovato espressione nelle bidonville parigine poco tempo fa».

Un problema o una risorsa?

Ma a che prezzo questa integrazione? Il fatto che bambini italiani abbiano compagni che non capiscono la loro lingua può essere fonte di disagio per la classe?
«Qui stiamo toccando un discorso più ampio, quello sulla diversità», ci tiene a precisare Mariangela. «Tutti gli alunni sono diversi: c’è quello che proviene da una famiglia con un grado di istruzione basso, come quello che invece è vissuto in un ambiente culturalmente elevato ma ha genitori separati e porta a scuola le sue ansie, le sue depressioni e i suoi momenti di nervosismo, per non parlare dei tanti bambini iperattivi o con altri disturbi comportamentali. Ogni alunno può creare un problema o può essere una risorsa. Noi abbiamo avuto qualche anno fa un alunno particolarmente difficile, che aveva atteggiamenti di vero e proprio rifiuto nei confronti della scuola: gli altri alunni, che si sono abituati a ignorare i suoi comportamenti negativi e hanno imparato a non imitarlo, hanno vissuto un momento di crescita molto importante e hanno insegnato a quel bambino che per essere accettato doveva sforzarsi di comportarsi in maniera più positiva».
E come applicare questo discorso ai bambini stranieri? Non è vero che la loro presenza può causare un rallentamento della didattica?
«Ma cosa vuol dire rallentare?! Quando c’è in una classe un bambino portatore di handicap, allora dobbiamo ritenerlo un motivo di rallentamento? La diversità è una ricchezza per il bambino: l’alunno straniero può rappresentare addirittura uno stimolo positivo per quello italiano. Cosa dire di quel bambino italiano che mi riporta un questionario in bianco perché non ha voluto fare la fatica di cercare le informazioni nel testo, e di quello straniero arrivato l’anno scorso che invece, consapevole dei propri limiti, fa uno sforzo di concentrazione maggiore e riesce a completare l’esercizio? Allora chi dei due rallenta il lavoro della classe?».

VF



About the Author

forlin





One Comment


  1. Mitch

    Credo che questo articolo vada al di là della discussione ke in questi giorni si sta facendo attorno alle tematiche dell’istruzione, tematiche ke sempre di + sembrano legate alle mere sorti economiche della nostra società e ke stanno, a mio avviso, spegnendo sempre + la speranza ke c si possa riscattare da questo momento “triste”, ma se queste parole rispecchiano anke solo in parte il pensiero degli insegnanti veri… allora abbiamo di ke rallegrarci! perchè è evidente ke lintegrazione vera, viene dal basso e sembra ke il meccanismo sia già partito rendendo, di fatto, ridicoli gli appelli alla paura e all’intolleranza lanciati neanche troppo indirettamente dalle televisioni mesi fa…
    Complimenti alla redazione e a ki ha scritto l’articolo!! bravi davvero!



Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>


Per mantenere un livello civile della conversazione, i moderatori si riservano il diritto di eliminare tutti i commenti che contengono: turpiloquio, offese, violazioni della privacy, off topic, istigazioni alla violenza o al razzismo, minacce ecc. Gli utenti che violeranno ripetutamente la nostra policy verranno bloccati/bannati.