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27 ottobre 2008

La voce degli insegnanti di Besozzo (I- Maestro unico e tempo scuola)

Sulle prime pagine dei giornali leggiamo in questi giorni delle accese polemiche da parte del corpo insegnanti, degli studenti e dei genitori di tutta Italia contro il decreto legge 133/2008 e contro il cosiddetto “decreto Gelmini” (D.L. 137/2008). Abbiamo intervistato due insegnanti delle elementari (la sig.ra Mariangela Bara e Anna, nome fittizio per indicare una maestra che ha chiesto di non rendere noto il suo nome) e un professore delle scuole medie di Besozzo, il prof. Franco Calmi, per cercare di capire come la vita di studenti e genitori del nostro paese cambierà in concreto.
In questo primo articolo verranno riportate le loro affermazioni a proposito del ritorno del maestro unico nelle scuole elementari e del drastico taglio dell’orario scolastico in tutte le scuole dell’obbligo; nei prossimi giorni pubblicheremo una seconda parte in cui verrà dato rilievo al delicato argomento delle “classi-ponte” e dell’integrazione nella scuola di bambini e ragazzi stranieri con scarsa conoscenza della lingua italiana.

La «tela di Penelope»: dall’«azione modulare» al maestro unico

Entrambe le insegnanti che abbiamo intervistato hanno un’esperienza decennale nella scuola elementare e ricordano, nei primi anni della loro carriera, di aver lavorato secondo il sistema del “maestro unico”. Già a quei tempi era tuttavia chiara la necessità di offrire ai bambini diversi stimoli e punti di riferimento, ed era diffusa la pratica dell’«apertura delle classi»: grazie alla capacità organizzativa dei plessi scolastici, gli insegnanti sceglievano di passare alcune ore alla settimana in classi diverse dalla propria e venivano organizzate compresenze e piccoli gruppi di lavoro interclasse, per favorire la socializzazione dei bambini e il loro confronto con persone diverse.
All’inizio degli anni ’90 fu poi introdotto il sistema dell’«azione modulare», che prevedeva un lavoro di équipe per un totale di tre insegnanti che lavorano insieme su due classi, o quattro insegnanti su tre classi (a cui può aggiungersi l’insegnante di inglese). Con la riforma Moratti del 2004 si introduce il sistema del maestro prevalente: ogni classe ha un proprio insegnante per il maggior numero delle ore (italiano e matematica oppure italiano e scienze antropologiche, più un’“educazione”, musicale o artistica, o religione), e un altro insegnante si occupa delle materie non coperte dai maestri prevalenti di diverse classi. Nel breve passaggio del ministro Fioroni viene tolto il vincolo delle 18 ore che un docente deve trascorrere in una classe, lasciando alle scuole l’autonomia di organizzarsi, sulla base dei docenti assegnati.
Come si può immaginare, cambiamenti di questo genere hanno richiesto un serio lavoro di aggiornamento da parte degli insegnanti. Proprio ora che la riforma Moratti iniziava a stratificarsi, in virtù del tipico atteggiamento del «fare e disfare la tela di Penelope» che caratterizza la gestione dell’istruzione italiana da anni, bisogna ricominciare da zero con un sistema legato a principi ormai tramontati da tempo.

Il lavoro di équipe e i bambini di oggi

La soluzione più adatta al lavoro educativo degli insegnanti, a detta loro, è stata quella dell’azione modulare: è ritenuto molto importante e positivo lo scambio di esperienze con i colleghi, «per il motivo molto semplice che un bambino mostra a diverse persone diversi aspetti di sé, a seconda del tipo di rapporto che riesce a creare con i propri educatori; solo un lavoro di squadra tra gli insegnanti può arricchire il lavoro nella classe. Ogni bambino è diverso dagli altri, ed è ovviamente più semplice per lui trovare una figura di riferimento adeguata alla sua personalità in un corpo docenti variegato piuttosto che in una situazione in cui è costretto ad avere a che fare per cinque anni con lo stesso maestro», argomenta Mariangela.
Ma come sono cambiati i bambini di oggi rispetto a quelli di 20 anni fa, quando il maestro unico era un’istituzione da quasi un secolo? «Oggi i bambini sono bombardati da informazioni, e vogliono sapere tante cose», afferma Anna; «forse non assimilano in profondità tutto quello che “assaggiano”, ma hanno una sete di stimoli tale per cui il confronto con più maestri è vitale: il contatto con un solo maestro fossilizzerebbe la loro curiosità sul mondo. Oggi la poliedricità è essenziale: la cosa più importante è che il bambino impari a stare con gli altri». Mariangela osserva: «la nostra società non è più quella del libro Cuore, e il modello educativo non è più quello rigido e universalmente condiviso di una volta, quando la scuola non doveva fare altro che riproporre lo stesso modello che il bambino aveva conosciuto in famiglia. Oggi, più che essere cambiati i bambini, sono cambiati i genitori: esistono vari modelli educativi, e se la scuola vuole essere al passo con la società le è necessario proporsi ai bambini attraverso più persone, dalla differente sensibilità. Il bambino deve imparare a comportarsi in modo maturo con chiunque e in qualunque situazione gli venga presentata da una società complessa; abituarsi ad avere a che fare con un solo educatore può rendere più difficile la comprensione delle regole condivise all’interno di un gruppo».
Le due intervistate lanciano la loro denuncia con voce quasi unanime: non è possibile trovare alcuna credibile motivazione pedagogica dietro il ritorno del maestro unico. Aspetti quali l’obbligo del grembiule, la votazione in decimi, il voto in condotta sono aspetti irrilevanti ai fini educativi, e appaiono come delle mere «maschere» per far passare per riforma scolastica quella che è semplicemente una manovra finanziaria per tagliare fondi alla scuola.
«Si dimentica che il maestro, prima di essere un insegnante, è soprattutto un educatore: è quello che penso tutte le mattine prima di recarmi a scuola dai miei bambini»: queste parole di Anna ci mostrano tutto l’oceano che separa la visione di chi vive nella scuola da quella di chi concepisce l’istruzione come una spesa da ridurre all’osso.

La diminuzione del tempo scuola

A proposito dell’aspetto finanziario di quello che viene da più parti denunciato come lo smantellamento della scuola pubblica, ascoltiamo le parole di Franco Calmi, da anni professore di matematica e scienze presso la Scuola Media “G. Adamoli”.
«Nella scuola media verrà notevolmente ridotto il tempo prolungato: da 33 ore settimanali a 27. Tanti insegnanti precari rimarranno a casa e i ragazzi dovranno accontentarsi di un’offerta formativa meno completa. È da tanto che si cerca di eliminare il tempo prolungato per sostituirlo con un doposcuola gestito da cooperative, che non garantirebbero un’adeguata preparazione del personale. L’obiettivo principale è chiaramente quello di squalificare la scuola pubblica per favorire quella privata: chi se lo potrà permettere manderà i propri figli nelle private, che potranno offrire un monte ore più alto con insegnanti più competenti, e le scuole pubbliche saranno frequentate in prevalenza da soggetti difficili. Una situazione inaccettabile in un Paese che si dichiari civile: non viene rispettato il fondamentale diritto all’istruzione, che deve essere garantito dallo Stato».

Lo sciopero di giovedì 30 ottobre

Tutti gli insegnanti intervistati aderiranno allo sciopero nazionale della scuola, organizzato dai sindacati il giorno giovedì 30 ottobre; anche a Besozzo, gli istituti scolastici non garantiranno lo svolgimento delle lezioni. Uno sciopero consapevole del fatto che il decreto è ormai stato approvato, e che il ministro Gelmini non ha nessuna intenzione di ritirarlo; ma si ritiene necessario far sentire comunque la propria protesta, nella speranza di frenare per il futuro il nascere di proposte legislative sullo stesso tono. «Non ho mai aderito a uno sciopero sindacale in vita mia», ci rivela Anna, «ma questa volta è impossibile non esprimere il proprio dissenso».

VF

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One Comment


  1. Pino Carfagna

    Ciao a tutti, volevo esprimere la mia solidarietà alle insegnanti di Besozzo e a tutti gli studenti. Inoltre volevo informarvi riguardo alla manifestazione che ci sarà giovedì 30 ottobre a MILANO “per salvare la scuola pubblica” (Largo Cairoli ore 9), spero che parteciperete in tanti!!! Insegnanti e studenti insieme per fermare il Decreto Gelmini!



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