Tra progetti consolidati e sogni per il futuro, Don Maurizio Canclini racconta il suo lavoro nella Parrocchia di Mazabuka. Durante questo mese di riposo a Besozzo si è lasciato intervistare sulla sua lunga esperienza in Africa.
Come sei arrivato a Mazabuka? Che situazione hai trovato quando sei arrivato?
Tutto nasce per aprire gli occhi a una comunità molto divisa da lotte interne, che non si rendeva conto delle situazioni di miseria e di disagio che la circondava.
Quando sono arrivato, nel 2000, c’era una situazione molto difficile. Il parroco che aveva guidato la parrocchia era andato via nel 1999, e per un anno un gruppo si occupò di portare avanti la liturgia. Tuttavia questo diventò motivo di lotta tribale, poiché questo gruppo iniziò a imporre la propria lingua, cultura,tradizioni, e tutti gli altri si sono sentiti esclusi. In questo modo si crearono molto divisioni e lotte all’interno della comunità.
Verso la fine dell’anno il vescovo decise di chiudere la chiesa poiché non vi erano più le condizioni, neppure di celebrare l’eucaristia: essa era diventata una scusa per lotte di carattere ideologiche tra le diverse tibù.
In questo clima di tensioni era necessaria una figura neutrale, e per questo fui chiamato.
La reazione della comunità fu positiva, e iniziò un cammino di riconciliazione soprattutto grazie ai giovani. Ogni domenica, dopo aver celebrato al messa, tutti insieme abbiamo iniziato a costruire le prime aule della scuola, per i bambini che vivevano per strada chiedendo l’elemosina, che in soli due mesi contava già 200 bambini.
Come si coniuga la questione dell’evangelizzazione con le culture, le tradizioni e le religioni presenti?
La religione prevalente è quella cristiana, e, come ho raccontato, non mi sono trovato di fronte a tribù in lotta per l’affermazione della propria religione, ma a molte divisioni all’interno della chiesa stessa. Per questo il primo obiettivo è stato quello della riconciliazione. Oggi tutta la missione viene portata avanti con il dialogo e con la collaborazione di tutte le chiese cristiane presenti, senza grandi opere ma con piccoli gesti che simboleggiano una una costante comunione.
Parlami dei progetti
Vorrei premettere che non seguiamo una politica progettuale, tutto nasce dall’esperienza, da ciò che vediamo, dalla vita.
Questo modo di agire ha sicuramente un vantaggio, perché ogni cosa deriva dalla necessità della gente. Lo svantaggio è che non sono mai pensate, ma non possiamo permetterci di sederci e pensare a cosa fare, come fare, etc… viviamo nella palta, e il nostro pensiero è come poterne levare un po’ alla volta.
Per esempio le arche. C’era un ragazzino diabetico, con la madre malata di AIDS e una situazione molto pesante alle spalle che non gli permetteva di curarsi. E c’era un nostro maestro che a causa di una disgrazia si era trovato a vivere da solo. Da qui nasce l’idea del più grande che cura il piccolo.
Il principio che regola appunto le arche, ovvero delle case che contengono 10/ 15 ragazzi sotto la responsabilità di uno “zio”.
Oggi abbiamo 5 arche di cui una per ragazze a rischio, seguite fin dalla tenera età.
Anche la scuola, è nata per raccogliere i numerosissimi ragazzi che vivevano d’elemosina e non avrebbero avuto la possibilità di un’istruzione. Oggi conta più di 700 ragazzi. E’ gestita dalla comunità ed è completamente gratuita, dal primo al settimo grado. Dati gli ottimi risultati stiamo cercando di organizzare gratuitamente anche l’ ottavo e il nono anno.
Dall’anno prossimo infatti, gli studenti potranno specializzarsi in inglese, arte e informatica.
A scuola ricevono gratis materiale didattico, assistenza sanitaria, e un pasto caldo (per molto l’unico della giornata).
Oggi è attivo presso la missione anche un panificio, gestito sempre da ragazzi: un modo per auto finanziarsi, e un modo per i giovani di imparare e praticare un mestiere utile.
Che ruolo ricopre la donna nella società zambiana?
La donna copre un ruolo importantissimo anche se incontra molte difficoltà in una società per certi versi molto maschilista. Nonostante questo quasi tutte le tribù zambiane sono matrilineari, e soprattutto le donne più anziane sono molto importanti non solo all’interno delle famiglie, ma anche nella vita della comunità, per esempio abbiamo una bravissima direttrice.
Qual è la problematica più grave del Paese?
Il problema più grosso è l’ AIDS , la disoccupazione, e la miseria in cui vive il 70% della popolazione. Ed è da questa che poi nascono delinquenza, alcolismo e altre piaghe.
La situazione si sta aggravando da quando la gente ha iniziato ad abbandonare le campagne, che garantivano la sola sussistenza, per andare verso le città, dove, anche se ancora per pochi, vi è la possibilità di ascesa sociale. Questo sta ulteriormente aumentando il divario presente tra i poverissimi e coloro che sono riusciti ad arricchirsi.
La maggior parte sono lavoratori stagionali nelle piantagioni di canna da zucchero (proprio in Zambia vi è la seconda piantagione africana per estensione), che alla fine del periodo di raccolta, vivono in agglomerati di baracche nelle intorno alle città.
Sono state scoperte numerose risorse, miniere, petrolio, ma sono ancora pochissime le persone che ne beneficiano.
Per il futuro?
Vorremmo creare un centro ricreativo che permetta ai ragazzi di incontrarsi, giocare e accedere alla biblioteca. Inoltre un laboratorio d’analisi per prevenire il contagio dell’ AIDS dalla mamma ai figli.
Per informazioni sull’attività di don Maurizio Canclini e sulla parrocchia di Mazabuka www.abczambia.org
MC
La Chiesa è sempre stata un cardine nella storia dell’uomo, a volte dalla parte del torto (inquisizione e crociate) altre volte da quella del giusto, a volte cercando di animare l’amore per dio altre ancora quello per loro stessi,non si puo biasimarli un uomo per quanto vicino a dio rimane pur sempre un uomo.Ad oggi la chiesa cattolica rappresenta, nonostante il crescente agnosticismo e ateismo,uno dei più grandi poteri di persuasione dell’opinione pubblica;il progetto del Zambia ,insieme a molti altri ,rappresenta non solo il tentativo di evagilazione di quelle tribù ma è anche il lato che da sempre ha affascinato del cristianesimo cioè quella sua misericordia verso gli altri,quell’amore incodizionato verso l’altro in quanto essere umano e non perchè facoltoso o pieno di altri pregi.Un sentito ringraziamento a questo uomo che ha donato la sua vita agli altri e fa del bene in prima istanza come uomo e in seconda come messagero di dio. p.s. un complimento all’autrice dell’articolo MC ; insegui il tuo sogno poiche nn si puo usare la follia soltanto quando sussistono le condizioni per farlo. ciao a tutti , un complimento a chi inventato il nome del giornale