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11 febbraio 2012

Besozzo-Asiago: un viaggio nel tempo e nello spazio per incontrare “il sergente nella neve”

casa di mario rigoni sternVia Rigoni di Sotto, Asiago: al numero 27, una casetta rosa,  un girotondo di pini e un uomo, chino a raccogliere i ramoscelli secchi del sottobosco, accompagnato dallo scodinzolio di un cane e dal canto di un canarino. Questo il mio primo ricordo di Mario Rigoni Stern.

Era la primavera del 2002: alle prese con gli esami di Maturità, decisi di scrivere una tesina che, in maniera più o meno diretta, mi avrebbe portata a riscoprire le origini della mia famiglia, originaria proprio dell’Altipiano. Il mio piccolo omaggio all’infanzia di mio padre e alla giovinezza della mia indimenticata nonna. Il collegamento fu immediato: chi meglio di Rigoni Stern poteva raccontarmi la vita su quei monti?

Un numero di telefono recuperato in breve tempo, una chiamata e un appuntamento: tanto è bastato per entrare in contatto con un vanto della nostra letteratura, che mi ha accolta in casa sua con il massimo calore, la più completa disponibilità e un’inaspettata affabilità.

Non mi aveva mai vista prima, né tantomeno aveva mai sentito parlare di me, eppure il suo benvenuto fu pieno di fiducia e intimità: forse per le speranze che Rigoni Stern ha sempre nutrito verso i giovani; forse per la mia sfacciata intraprendenza nel contattarlo; forse perché, per le mie origini paterne, anch’io sono in qualche modo legata a quella terra, che lui tanto amava… Non conosco la risposta “giusta”; so solo che il mio comprensibile nervosismo e la mia naturale agitazione furono immediatamente alleviati da quel suo viso affabile e dolcemente austero, da quel suo interloquire semplice, composto, moderato e pacato.

Mario Rigoni SternI suoi libri parlano di e per lui: nel Sergente della neve, nella Storia di Tonle, nel Libro degli animali Mario Rigoni Stern ci ha lasciato un segno indelebile della persona che era, delle sue esperienze, dei suoi valori, dei suoi amori, delle sue passioni. Per questo, non mi dilungherò nel raccontare il nostro dialogo, e forse anche perché, in fondo, ciò che ha lasciato il segno in me non sono state in primo luogo le parole.

Piuttosto, ricorderò la sua incredibile disponibilità, affabilità, saggezza; la dolcezza quasi da nonno, i consigli per il mio futuro, la sua calma; la sua fiducia, il suo ottimismo, il suo sottile sarcasmo; le sue critiche, discrete ma taglienti, al mondo contemporaneo, la sua umiltà, la sua serenità. Sì, credo proprio che lo ricorderò soprattutto per la serenità che era immediatamente in grado di trasmettere: perché in un mondo diviso, come il nostro, fra chi ha troppo e chi ha troppo poco, lui rappresentava l’equilibrio. I suoi occhi comunicavano la tranquillità e la gioia proprie di chi è soddisfatto per ciò che è e per ciò che ha. La sua casa non era sfarzosa, la sua vita non era eccesso e mondanità. Piuttosto, abitava nella semplicità e nella tranquillità dei monti, ove si rifugiava rifuggendo la frenesia del successo e la pubblicità gratuita, gli eventi di gala, i fotografi e i giornalisti. Altro motivo per cui posso, devo ritenermi fortunata per aver avuto il privilegio di incontrarlo.

In una lettera che mi scrisse dopo il nostro incontro, leggo che “Il segreto del bravo scrittore sta nella sintesi”: è per questo che lui era un eccellente narratore, ed è sempre per questo che scrivere libri non è decisamente il mio futuro. Come di consueto, forse mi sono dilungata troppo; forse basterebbero solo pochi, semplici aggettivi per descrivere il Mario Rigoni Stern che ho avuto la fortuna di incontrare: saggio, dolce e austero allo stesso tempo, sereno.

Silvia Dalla Costa



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