Marco Macrelli, besozzese di adozione dal 1984 e dallo stesso anno ortopedico presso l’ospedale di Cittiglio, è meglio conosciuto per il Verbano calcio che segue dal punto di vista sanitario. Attualmente a Goderich sobborgo di Freetown, capitale della Sierra Leone, lavora nell’ospedale di Emergency, unica struttura sanitaria gratuita del paese. Nonostante l’afflusso ininterrotto di pazienti con ogni tipo di patologia, tiene un diario di viaggio per far conoscere anche a Besozzo la sua esperienza di medico in un paese devastato da quattro anni di guerra.
Cara redazione.
Sono ormai qui in Sierra Leone da qualche giorno e piano piano comincio ad orientarmi. Il paese è bellissimo, verdissimo e con spiagge bianchissime che lambiscono l’oceano. Purtroppo questo paradiso è stato devastato per circa 4 anni da una feroce guerriglia che ha distrutto la già fragilissima economia, oltre che procurato un altissimo numero di vittime civili. Come si può immaginare la situazione sanitaria è estremamente complicata: non esiste sanità pubblica e i pochi ospedali danno prestazioni solo a pagamento, medicine ed interventi compresi, e perciò inaccessibili alla gran parte della popolazione. L’unica struttura gratuita è la nostra di Emergency, perciò si può facilmente comprendere l’afflusso continuo di pazienti.
Cara Redazione:
oggi ho un po’ di tempo per parlarvi della situazione: innanzitutto qui in Sierra Leone il tempo è quasi autunnale con piogge pressoché continue. Non fa freddo ma sembra di stare in Gran Bretagna (solo dal punto di vista climatico naturalmente). Intanto comincio a capire qualcosa di questo paese, ora apparentemente in pace, dopo una guerra civile che ha visto come principali protagonisti i bambini, trasformati in soldati dalle fazioni in lotta e indotti, sotto effetto di droghe pesanti, a compiere efferatezze inaudite. Migliaia di persone sono state mutilate a colpi di machete al solo scopo di intimidire la popolazione. Nei giorni scorsi ho visitato una comunità costruita e diretta da un religioso italiano, che vive qui da circa 18 anni: nella struttura vivono e sono assistiti solo bambini, ormai diventati ragazzi, che hanno subito mutilazioni durante la guerra. E’ un’esperienza sconvolgente ed indimenticabile.
La popolazione nelle strade, malgrado abbia passato e viva tutti i giorni sofferenze pesanti, è sempre estremamente socievole e sorridente: tutti, o quasi, incontrandomi, salutano calorosamente.
Marco Macrelli