Come ogni anno, ai primi d’agosto il Gruppo degli Alpini di Bogno si riunisce per tre giorni di festa nella storica sede alla base della Chiesa parrocchiale. Immancabile ad ogni incontro è il Tognìn, vero ospite d’onore nonchè gloria alpina besozzese.
Si presenta in classica camicia bordeaux sfoggiando un bel sorriso aperto ed accogliente, gagliardetto alla mano e cappello dalla penna nera in testa, accolto calorosamente dagli amici Alpini che sa intrattenere a lungo con gustosi aneddoti, frutto di una intensa esperienza di vita.
Classe 1912, registrato all’anagrafe col nome di Antonio Porrini, è conosciuto da tutti come Tognìn e, nonostante i 96 anni d’età, vanta ancora la patente e si divide tra diversi impegni accomunati dall’insegna alpina.
Nei suoi racconti, presente, passato prossimo e passato remoto si alternano senza soluzione di continuità, con uno sguardo lanciato anche verso il futuro. “Le nostre mamme e i giovani hanno passato una vita di calvario” -ricorda- “mentre adesso il buon Dio ci dà tutto: il lavoro, la salute e l’amore.”
Prosegue illustrando a modo suo quelli che sono i principi propri dello spirito alpino, ovvero la solidaretà, la generosità, il servizio alla comunità: “Ognuno ha i suoi valori. Bisogna sempre seguire ordine, disciplina e dignità, darsi da fare per il prossimo, amare ed essere fratelli.” A lui per primo si possono ascrivere numerosi anni di preziosa collaborazione con la Casa di Riposo Ronzoni di Besozzo, da cui ha ricevuto il riconoscimento Pà Togn, e un viaggio alla volta della Russia nel 1993 in occasione dell’apertura a Rossosh di un asilo, cui ha donato, fra l’altro, “cento sacchetti di caramelle che valevano trecentomila”. A questo riguardo Il Tognìn ci tiene a precisare di essere “andato da solo ma con lo spirito alpino” e di aver lasciato sul luogo un gagliardetto del Gruppo.
Alla richiesta di parlare della sua esperienza alpina, racconta di aver trascorso parecchio tempo nei Balcani, tra Albania e Montenegro, ma subito il suo pensiero corre ai due fratelli -”classe 1893 e 1895″ specifica- che, invece, hanno combattuto nella Prima Guerra Mondiale.
L’alpino besozzese, infine, con una gestualità e mimica coinvolgenti, conclude lasciando “ai giovani” i suoi insegnamenti: “Non bisogna dimenticare il passato ma insegnarlo nelle scuole. Io dirò sempre W la brava gente che si dà da fare per il prossimo!“
VB e DS