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11 febbraio 2012

Incontri australi di una di Bogno. Note di un viaggio

Italiani d’Australia

Agli occhi curiosi di un aspirante viaggiatore l’Australia appare inevitabilmente un paese agli antipodi del mondo, circondato da un alone di fascino condito da mistero. Trascorrere qualche mese nei panni di un abitante di Melbourne dimostra che in realtà la mitica terra dei canguri non è poi così lontana.

Dopo più di 24 ore di volo mi aspettavo di trovarmi spiazzata, quasi catapultata in un mondo “selvaggio” e per di più priva delle mie coordinate di riferimento boreali, quali la lingua, l’orientamento in un tessuto cittadino noto, usi e costumi di sempre. Ho scoperto invece che la comunità italiana è tra le più numerose d’Australia, tanto che molte città -tra cui proprio Melbourne- vantano un quartiere tricolore fornito di ristoranti in cui si servono quotidianamente pasta e pizza, di aziende che importano prodotti italiani, di organizzazioni che si preoccupano della salute e del benessere di questo folto gruppo di emigrati.

La società australiana è infatti di stampo cosmopolita e multietnico, essendo il paese meta di massiccia immigrazione (soprattutto dagli anni Cinquanta in poi) tanto europea quanto asiatica. Ho accantonato ben presto lo stupore nel trovarmi ospite di una famiglia italiana ad Adelaide, nel vivere con una ragazza australiana i cui nonni materni provenivano da Tirano (Sondrio), nello scoprire che a Sydney c’è una coppia che conosce i vicini di casa di mia nonna, nel dichiararmi a priori di Milano e sentire l’interlocutore rispondere di aver villeggiato a Varese più volte o, infine, nell’accendere la radio e potermi sintonizzare su di un canale che trasmette solo in italiano! Forse il mondo è più piccolo di quanto sembri.

E gli Australiani?

I primi contatti con “gli altri” sono ben esemplati dalla mia ospite, la quale da subito si è mostrata aperta e gentile, pronta a coinvolgermi nella sua vita. Grazie a lei mi sono inserita in fretta nel contesto australiano di Melbourne, imparando a conoscerne i tratti distintivi:

amanti dello sport, tanto passivo (basta essere per strada in occasione di una partita di football australiano per trovarsi circondati da una fiumana colorata di tifosi) quanto attivo (nuoto, corsa e palestra occupano le ore dopo il lavoro della gran parte delle persone, molti poi raggiungono l’ufficio a piedi o in bici, se cercate infine emozioni forti paracadutismo e surf sono alla portata di tutti); amanti della birra e del vino (praticamente senza freni tanto che le bottiglierie sono aperte fino a tarda notte); amanti del barbeque, a cui ogni invitato porta la quantità di vivande che intende consumare.

Gli Australiani sanno passare le serate feriali davanti alla Tv, dove i reality spopolano su ogni canale, prima di tuffarsi in un fine settimana all’insegna dello svago, dal cinema alle feste. Sono alieni allo stress -sul lavoro i ritmi sono blandi- e all’ossessione del bel vestire -gli abbinamenti di colore e forma sono del tutto casuali. Una piaga è semmai quella del gioco d’azzardo, che costituisce un vero e proprio passatempo.

D’altra parte disponibilità e gentilezza accomunano tutti i componenti di questa società multietnica. Ho stretto amicizia con un intrecciatore giapponese di foglie di palma che vendeva le sue creazioni lungo le strade del centro. Ho ricevuto spontanee offerte di aiuto da una ragazza in bicicletta mentre ero alle prese con una cartina stradale. Ho incontrato sotto un ponte un sassofonista di strada che mi ha dedicato una canzone. Ho conosciuto una coppia di cinesi -i proprietari del negozietto di quartiere- che mi augurava di sposare un italiano d’Australia per potermi trasferire lì per sempre. Sono stata aiutata da un benzinaio, rintracciato di sera in un bar della Tasmania, che ha riaperto apposta la stazione di servizio per rifornirmi.

Non bisogna però dimenticare l’elemento indigeno della popolazione, gli aborigeni. Essi costituiscono il rovescio della medaglia, essendo stati soggetti a forti discriminazioni fino a tempi recenti: sono stati riconosciuti cittadini solo nel 1967 in seguito ad un referendum, mentre il loro diritto di rivendicare il possesso della terra data al 1992. Le conseguenze di tale politica sono tuttora evidenti nello stato di isolamento e autoisolamento in cui vivono queste persone, poco propense a integrarsi con chi fino a pochi anni prima sottraeva loro i figli perchè venissero “civilizzati”. Incrociandoli per strada, la prima impressione è quella di gente trasandata, abbruttita e noncurante del mondo che li circonda… suscitano insomma un senso di disagio.

Nel complesso l’Australia rimane un paese sicuro: il telegiornale trasmette quasi solo cronaca estera e, nel mio piccolo, rincasare a notte fonda da sola a piedi in piena Melbourne non è mai stato un problema.

La natura

Animali “da documentario” sono comunissimi per un cittadino australiano. Le cocorite popolano gli alberi di Melbourne come da noi i passeri, gli opossum se non avessero abitudini notturne farebbero concorrenza ai gatti per numero di avvistamenti. Ho visto wallabies, cioè canguri di piccola taglia, brucare l’erba sotto i filari di uva cabernet e ricevere il cibo dalle mie mani. Non è poi difficile, con un po’ di allenamento, scovare koala appisolati in cima agli eucalipti ai bordi delle strade di campagna.

Esiste però anche una natura ostile che non è semplice accettare per un estraneo: mari incontaminati da cui tenersi alla larga per il pericolo di squali, meduse mortali e coccodrilli; raggi ultravioletti che costringono a cospargersi completamente di crema solare ad alta protezione, reperibile peraltro in ogni supermercato in flaconi da almeno un quarto di litro; non guidare dopo il tramonto fuori città per evitare incidenti con canguri di grossa taglia.

 

Questa è la mia Australia.                                                                                                                                                        VB



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valeria





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